La mia colonna del 2019-06-01

Sono andato a riguardarmi il Piano Coste approvato dal Comune di Tricase. Sono previsti vari insediamenti, sui quali ci sarebbe da discutere sulla reale fruibilità, logistica, sui conti economici e su qualche soluzione innovativa. Ma qui tralasciamo per un momento questi argomenti per capire meglio alcuni presupposti che dovrebbero essere a monte di una qualsivoglia riorganizzazione del settore turistico. Della sua filosofia, della sua nuova visione. Per capire come stanno le cose, ho preso in esame una sola zona della nostra costa. Una domenica mattina sono andato al Canale del Rio per iniziare una passeggiata sugli scogli, tentando di arrivare al Quadrano attraverso vecchi tratturi, seguendo i bellissimi muretti a secco che delimitano le terre un tempo coltivate dagli scogli veri e propri. Son partito armato di bastone e di buona volontà dal Canale del Rio verso est. Mi son lasciato alle spalle la bella insenatura, foce del nostro depuratore, con il colore delle acque di un verde limaccioso e innaturale. Per un attimo il pensiero è andato verso la  certezza che in mezzo a quel verde c’è anche una percentuale della mia pipì. Mi sono incamminato, saltellando da un masso all’altro, finché non è diventata visibile una traccia di antico camminamento. Dopo circa duecento metri il percorso, seppur bellissimo, è diventato pericoloso e sostanzialmente inaccessibile, son tornato indietro, ho ripreso l’auto, rimettendomi sulla normale litoranea verso il Porto. A quel punto ho deciso di scendere verso il mare, dal lungomare C. Colombo, attraversando viottoli o vecchi sentieri, ed è qui che arriva la sorpresa. Non è possibile arrivare al mare, forse neanche vederlo, per la semplice ragione che è tutto sbarrato. Alti muri, robusti cancelli, divieti ben visibili, grossi lucchetti e anche grossi cani lasciati liberi a sorvegliare (ringhiando nervosamente). L’accesso è interdetto a chiunque, in qualunque stagione. Insomma, si è reso impossibile l’uso pubblico di una larga parte della costa, pur di garantire la proprietà privata. Dal Rio, passando per il Quadrano, fin quasi alla Rotonda non è possibile usufruire pubblicamente del mare.  Un’usurpazione di fatto, senza alcuna possibilità di accesso al demanio (dal dizionario: Il complesso dei beni appartenenti allo Stato o ad enti pubblici territoriali  - regioni, province, comuni - e destinati all'uso diretto o indiretto dei cittadini).  Vado a pagina 44 del famoso Piano Coste relativo alla zona in esame e ci trovo una semplice enunciazione di principio: “Sono, inoltre, da ripristinare e rendere fruibili le discese a mare esistenti con l’utilizzo della pietra e l’eliminazione del cemento”. Nessun accenno allo stato di fatto che rende impossibile l’uso di tali discese.

Pochi proprietari hanno occupato uno spazio pubblico, con strade private e porte blindate, nel silenzio generale, decennale. Nella modalità che ha sempre premiato: essere furbi e un po’ prepotenti fa gioco in un posto dove a modo suo, nel rapporto con le cose pubbliche, ognuno di noi fa il furbo e prepotente. Se si osserva con attenzione il litorale di Tricase Porto, dal Rio fino alla Rotonda, sul lato mare della strada, è uno scempio generalizzato, con case malmesse e mal costruite, spesso abbandonate, probabilmente già abusive al momento della costruzione, sanate in qualche modo con uno dei tanti condoni edilizi. Quasi sempre seconde case fatte in economia, arredate alla men peggio, con materiale di scarto. Naturalmente le Autorità, spesso così solerti per l’occupazione del suolo pubblico di un metro in più da parte di un bar, hanno vissuto questa situazione con palpabile indifferenza. La domanda è molto semplice: come si pensa di riorganizzare l’intera costa del Comune, circa 9 km, se una buona parte di essa è già occupata, chiusa a chiave, inaccessibile per tutti? Uno scandalo senza colpevoli ma con tante vittime. Operando con fantasia, lungimiranza e un po’ di coraggio qualcosa si potrebbe ancora fare, ma come sempre, siamo ancorati ad ampollosi progetti dal nome altisonante e dal risultato molto incerto. C’è però una soluzione molto semplice: far finta di non vedere e rinviare il tutto di qualche decennio.

Il Volantino, 1 giugno 2019

Alfredo De Giuseppe

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