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Senza aspettare la prossima festa delle donne o una delle commemorazioni ufficiali, voglio riportarvi un dato che mi ha sorpreso.

Tricase, frazioni incluse, ha circa 600 strade anche rurali, piazze e vicoli, tutte con una propria denominazione.

 Di queste, solo cinque, lo 0,8 per cento, sono intitolate a donne. Ed esattamente a Olimpia Moneta, Maria Montessori, Antonietta Melodia, Antonietta De Pace e Maria Teresa Sparascio. Chi sono?

Olimpia Moneta (Maria alla nascita) era nata a Uboldo (Varese) il 17 dicembre 1844 e nel 1862 entrò nella congregazione delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea. Olimpia Moneta era dunque una suora educatrice, prima direttrice dell’asilo infantile comunale di Tricase, che guidò dal 1868 al 1913.

Maria Montessori nata a Chiaravalle (Ancona) nel 1870 fu una notissima medica e pedagogista italiana. Il suo metodo educativo è adottato nelle scuole di tutto il mondo.

Antonietta Melodia nata nel 1829 ad Altamura era la principessa di Tricase, moglie di Giuseppe Gallone, che sposò nel 1847. Fu la nonna paterna di Maria Bianca, l’ultima principessa della linea diretta dei Gallone. Era una donna colta, animatrice di salotti letterari a Napoli e a Castellammare di Stabia.

Antonietta De Pace nata a Gallipoli nel 1818 fu una patriota salentina, protagonista del Risorgimento, di orientamento mazziniano e repubblicano. Il 7 settembre 1860 accompagnò Garibaldi sul treno che entrò a Napoli; successivamente coordinò il servizio delle ambulanze sul Volturno, contribuendo all’assistenza dei feriti.

Maria Teresa Sparascio era nata nel 1906 a Caprarica del Capo, madre di quattro figli e staffetta partigiana nel Parmense, dove collaborò con la Resistenza e con il marito, il carabiniere sardo Efisio Luigi Licheri, nome di battaglia “Torino”.
Dopo il matrimonio, celebrato a Lecce nel 1934, seguì il marito nei trasferimenti di servizio: prima a Farini d’Olmo, nel Piacentino, poi a Langhirano, in provincia di Parma, dove la famiglia abitò in un alloggio della caserma dei Carabinieri. Dopo l’8 settembre 1943, mentre Efisio raggiungeva i partigiani, Maria Teresa contribuì con informazioni e rifornimenti. Durante un rastrellamento tedesco, nel settembre 1944, fu colpita mentre si trovava nella mansarda in cui abitava con i figli. Morì per le ferite il 7 ottobre 1944.

Quindi, in oltre mille anni di storia, possibile che siano così poche le donne delle quali il paese abbia voluto conservare il nome sulle proprie strade? Al di là di nomi noti a livello globale, possibile che maestre, lavoratrici, artigiane e protagoniste della vita civile siano rimaste quasi tutte fuori dalla nostra memoria pubblica? Neanche per una stradina, sia pure un vicolo o una piazzetta secondaria. Forse siamo stati un paese (un Sud intero) leggermente maschilista? Si può porre rimedio? Intanto, senza volermi sostituire a nessuno, propongo all’Accademia della Crusca una piccola modifica: si dica “Toponomastico” al maschile. È pura ipocrisia lasciare al femminile solo il termine che indica lo stradario di un paese.

il Volantino, 31 ottobre 2026

Alfredo De Giuseppe