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Cancelleremo la Fornero come primo atto del nuovo Governo”. Così diceva Matteo Salvini in ogni dove, perfino fisicamente sotto casa della ex ministra. A furia di ripeterlo, unico punto fermo del suo programma, arrivò ad accalappiare la maggioranza relativa dei consensi dei babbei italiani. Perché gridava così tanto contro la Fornero? Perché la Lega Nord non aveva appoggiato (insieme a Italia dei Valori di Di Pietro) quel governo tecnico, dietro il quale in verità si accucciò tutta la politica italiana in default. La legge fu infatti votata da Alfano e Berlusconi, insieme a tutte le Olgettine, da Fini e Meloni, La Russa, Brunetta e Maurizio Lupi, da Bersani, Letta e Rutelli, dall’UDC di Casini. Lui, il giovane rampante leghista, si sentiva l’unico in grado di difendere quei poveri pensionati in nome della “vera giustizia sociale”.

Matteo Salvini in quel 2011 era un dirigente leghista di seconda linea, che si barcamenava tra Bossi e Maroni, dal 2012 il nuovo segretario, dopo lo scandalo dei rimborsi elettorali (e famigliari). Lui, il nostro Matteo, lottava quindi anche all’interno del suo partito e voleva farsi notare come uomo di ferro (o tutto d’un pezzo, decidete voi che l’avete votato) contro il governo e l’Europa, contro le leggi d’austerità, contro l’immigrazione, contro il Sud.

Nel 2013, divenuto segretario, continuò a cavalcare l’onda anti Monti-Fornero, fino ad arrivare nel 2019 a toccare quota 34,6% alle elezioni europee. Il buon Matteo ha partecipato al Primo Governo Conte (2018-2019), al Governo Draghi (2021-2022) e al Governo Meloni (da ottobre 2022 ad oggi), senza mai incidere su quella legge pensionistica, riuscendo anzi nella complessa operazione di peggiorarla anno dopo anno. Lui oppure, nemesi della storia, il suo ministro all’economia Giorgetti (che pare più severo di un funzionario della BCE).

Nel frattempo, oltre che sposarsi un paio di volte, a invocare la Madonna durante i comizi e a sognare ponti e ferrovie, ha portato il simbolo della Lega da Nord a Salvini Premier, riuscendo nell’intento di dilazionare quanto avevano rubato i suoi predecessori in ben 81 anni. La dilazione dei 49,5 milioni di Euro, iniziata nel settembre 2018, finirà dunque nel 2100. Fino ad allora anche la Fornero sarà abolita, insieme alle pensioni (quelle inferiori a 2.000 € al mese).  

23 dicembre 2025

alfredo de giuseppe