Un paese, Tricase, frazioni comprese, che un tempo veniva conquistato politicamente da Roma (Carboni, Vitalone, Giacovazzo), oggi da Tiggiano, Gallipoli e Patù (I. Morciano, Minerva, Abaterusso). Un paese che non trova più un candidato per le Regionali, manco a cercarlo tra i tanti convegni di livello internazionale che si tengono periodicamente nella Sala del Trono. Dove non c’è più una sezione di partito e neanche un simbolo, sia pure per ironizzarci un po’ su. In un tale paese, pur sempre paese, piombano a decine, in questi giorni, dichiarazioni e comunicati di partiti e movimenti, che, seppur latitanti e invisibili, sono impegnati in una rocambolesca corsa alle ambite (evidentemente) poltrone.
Un paese dove ormai ci sono più candidati sindaco, comunicati e declamazioni che votanti (tutto rigidamente al maschile). I quali non capendo nulla della ridda di comunicati, dichiarazioni e declamazioni preferiscono rifugiarsi sotto l’albero di Natale, alla ricerca di una qualche forma di nostalgia. Senza pensarci su, con un po’ di malinconia.
(Noi, io, voi, poi infine parteciperemo perché non viviamo su Marte. E amiamo ancora pensare una società più giusta, magari divertendoci un po’).