2017-04-15/18 "Della democrazia diretta" - FB

Ho ascoltato Luciano Floridi, il filosofo italiano trapiantato a Oxford, affermare con decisione la visione corretta della democrazia: il popolo deve avere il Potere e gli eletti devono gestire quel Potere. Secondo lui non ci può essere democrazia diretta ma solo democrazia rappresentativa, perché questo mette al riparo dalla dittatura che per sua definizione è plebiscitaria. Afferma quindi che la rappresentanza non è una scorciatoia della democrazia ma la vera e unica soluzione: da una parte il cittadino elegge e controlla mentre dall’altra un gruppo di persone competenti, preparate, oneste gestisce le cose di tutti, fino al nuovo controllo del popolo, definito elezione. Ad una domanda sul movimento di Grillo ha così risposto: le intenzioni erano sicuramente in buona fede, specie quando parlava della democrazia della Rete ma alla prova dei fatti questa genera solo caos (perché non è possibile che ogni singolo utente possa fare e disfare leggi) guarda caso regolato da un ente che spesso e volentieri combacia con il fondatore. Qui, quasi inconsapevolmente, scatta l’idolatria e la dittatura.

Non l’ho detto io, povero osservatore di paese, ma uno dei maggiori studiosi dei movimenti e dei sistemi di governo del mondo. Io sottoscrivo, ad un’unica condizione: che le elezioni non siano una farsa come era con il Porcellum, liste bloccate, candidati scelti in anticipo dalle segreterie dei partiti e Senato ingovernabile (così come voluto nel 2006 da un altro inguardabile italiano: Silvio Berlusconi). Da lì è stato chiaro che ci stavamo avviando verso la dittatura della Casta. Insomma fare ora una buona riforma elettorale e mettere dei principi base per partiti e movimenti è un buon viatico verso una bella Italia.

FB 15.04.17

 

Continuo sulla democrazia diretta e su alcune controindicazioni. Il referendum turco di ieri con il quale di fatto Erdogan diventa Presidente a vita, il Parlamento depotenziato, e il controllo giudiziario gestito direttamente dal Presidente. In sostanza una vera e propria dittatura che allontana la Turchia dall’Europa e da un concetto laico dello Stato. Tutto questo con un referendum costituzionale appositamente indetto dallo stesso Erdogan, che ha annunciato a breve una nuova consultazione per la reintroduzione della pena di morte. In definitiva, sembrerebbe che il Popolo ha voluto la dittatura e così in effetti è (al netto di eventuali brogli, difficilmente dimostrabili in quelle condizioni). Il popolo è facilmente manovrabile da chi gestisce il potere.

Scommetto che anche in Italia, in prossimità di un delitto efferato, la maggioranza voterebbe in favore della pena di morte, magari per impiccagione in pubblica piazza. Magari voterebbe pure per l’abolizione del Parlamento perché pieno di corrotti e ignoranti, poi chiuderebbe le frontiere con i muri alti 11 metri e così via. La democrazia diretta è pericolosa perché non mediata, vota su onde emotive e su sollecitazioni populiste, in genere sconfina nel dominio assoluto di pochi su molti. Con l’approvazione del popolo stesso.

FB 17.04.17

 

Noi di Amnesty International che abbiamo sempre condannato la pena di morte, compreso quella praticata negli USA e che siamo per l’introduzione del reato di tortura, anche in Italia; noi di Emergency che lottiamo per il diritto alla salute dei paesi in guerra; noi che siamo iscritti da decenni al WWF per tentare di fermare la distruzione delle specie viventi; noi che sosteniamo il FAI per ammirare, ricostruire e aprire le bellezze monumentali italiane; noi che abbiamo pagato per aver difeso il territorio; noi che siamo contro tutte le guerre di aggressione e preventive; noi che abbiamo lottato contro tutte le discriminazioni e tutte le dittature; noi che abbiamo difeso i diritti civili di uomini, donne, italiani e stranieri; noi che siamo convinti Europeisti e che abbiamo gioito per la caduta del Muro di Berlino; noi che abbiamo voluto la fine delle frontiere fra i Paesi europei; noi che abbiamo sempre difeso le Costituzioni nate dopo la Seconda Guerra mondiale come vero antidoto al ritorno di guerre e distruzioni; noi che ancora ci piace discernere di politica in quanto direttamente collegata alla nostra vita; noi che abbiamo lottato negli anni settanta contro le stragi di Stato, contro la Dc quando era una balena onnivora e contro Berlusconi quando ci ha riportato verso una nazione da macchietta; noi che abbiamo sacrificato alcuni privilegi personali pur di rimanere liberi e senza padroni; noi che teniamo a distanza i guru di ogni risma; noi che ci siamo formati sui principi dell’illuminismo europeo, sui valori della solidarietà e dell’equa suddivisione della ricchezza; noi che abbiamo criticato i partiti quando sono degenerati in casta; noi che vogliamo la sanità e la scuola pubblica per tutti; noi che vorremo un fisco europeo e una giustizia più veloce; noi che aborriamo i fanatismi religiosi, politici e personali; noi che sappiamo quanto la democrazia sia una costruzione lenta e difficile; noi che cerchiamo di esprimere le nostre idee cercando di non offendere la sensibilità privata di nessuno; noi che siamo tutto questo e forse molto altro ancora non dobbiamo aver timore di qualche seriale populista aggressivo né dobbiamo per un attimo immaginare di esimerci dall’ esprimere e difendere le nostre idee, né possiamo permetterci il lusso del pensiero semplificato, perché la superficialità senza studio, il rifugio in facili soluzioni guerresche è il peggior viatico per il futuro. Noi che vogliamo migliorare il mondo con le idee, parlando con gli altri, discutendo con argomenti solidi, che possiamo votare in libertà dopo aver fatto le valutazioni del momento, noi che amiamo il nostro Paese e lo analizziamo giorno dopo giorno senza stendere nessun velo pietoso, questi noi che siamo maggioranza in Europa (lo spero) cercheremo di sopportare pazientemente ogni commento fuori contesto.

FB 18.04.17

 

Alfredo De Giuseppe

 

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