2014-07-05 "Andando al porto" - Il Volantino

Andando al porto di Tricase la cosa sociologicamente più divertente è osservare la marea di corpi seminudi laddove è perenne il divieto di balneazione. Fin da quando c’è memoria è quello il posto prescelto dai tricasini per fare il bagno in mare. C’è la famiglia al completo, con tanto di nonna vestita di nero e bambini nudi che sfruttano al meglio quel poco di sabbia che ci è stata concessa. C’è il ragazzo che arriva con il gruppo di amici, quasi sempre su due ruote, che va verso il muraglione e inizia una serie di tuffi acrobatici dai tre livelli che da sempre danno la gradazione del rischio macho. C’è la coppia giovane e i single, categoria ormai complessa da osservare, sempre in bilico fra palestra, dieta e depressione. Insomma c’è il campionario completo della tricasinità vivente. Negli anni si sono susseguiti numerosi tentativi di chiusura del porto. E’ stato detto che stavano per crollare le caverne scavate dove c’è la sabbia, poi è stato confermata la pericolosità della muraglia mista tufo, terra rossa e pietraia che sovrasta la passeggiata verso Punta Cannone e infine hanno messo delle insulse ringhierine in alluminio per impedire i tuffi acrobatici. Una massa di divieti da far paura. Il porto ricade nella competenza della Capitaneria, è affidato dal Comune in gestione ad una società esterna per i diportisti, c’è lo spazio per la Lega Navale, per le barche dei pescatori professionisti, per l’Associazione Magna Grecia Mare e il suo bel caicco, la gru è di un privato, i locali affittati a bar e ristoranti. Insomma tutti i tricasini medi hanno rinunciato di capire qualcosa: lo frequentano e basta. Da qualche anno c’è una barriera che si alza solo con il telecomando, ma è stato inutile, al porto ci si entra da almeno venti posti diversi e ci si arriva, guarda caso, pure dal mare. Di tanto in tanto due marinai ben vestiti di bianco ciondolano fra i bagnanti segnalando i divieti, pare che una volta abbiano fatto anche una multa ad un tuffatore minorenne, ma dopo qualche ora si arrendono alla calura e alla situazione di fatto. Possono fare la multa a mille, duemila persone? L’estate inizia con una serie di divieti su larga scala su tutta la costa adriatica della provincia di Lecce: la falesia crolla, qualche volta in mare e qualche volta sul cemento appena sversato in grandi quantità. Un divieto che varia ogni giorno, che cambia a seconda delle convenienze e delle responsabilità. Anche Tricase e il suo Porto sono stati coinvolti, ma nessuno l’ha preso sul serio, per fortuna. Il fatalismo popolare ha vinto anche quest’anno. Un pezzo di roccia in riva al mare è normale che si stacchi per una mareggiata, che implodi per una pioggia torrenziale, che si frantumi per la propria intrinseca formazione calcarea. E’ normale, è sempre successo, ma in questo strano periodo storico pare non venga facilmente accettato dalle autorità competenti, da qualche funzionario zelante e da qualche sindaco in cerca di gloria. Se così fosse in tutto il mondo dovremmo vietare qualsiasi gita in montagna, qualsiasi escursione sulle isole vulcaniche, qualsiasi bagno nel mare più alto di due metri. Ma il popolo bagnante si è assunto in proprio il rischio di crolli e tregende di vario tipo, non conosce ostacoli, divieti e lessico legale; va dove lo porta il cuore o il ricordo, dove c’è un minimo di comodità e di parcheggio, dove si può stendere con il proprio asciugamano senza pagare la tassa sul sole imposta da lidi esclusivi, sempre più omologati. Va dove si può fare un tuffo senza chiedere permesso, dove ci sono le correnti d’acqua dolce che arrivando dall’entroterra puliscono le acque del porto, lo rendono fresco quando è caldo e temperato quando è freddo. Il porto di Tricase è una perla quasi unica, che resiste ai tentativi di forze dell’ordine, della difesa e d’oltremare, che vuole vivere in armonia con i propri cittadini e se c’è spazio con le barche. Non l’inverso: i veri intrusi sembrano i natanti sempre più grandi nella loro volgarità, mentre i cittadini al bagno non stanno che tentando di vivere serenamente il loro territorio. Andando al porto d’estate, ancora si può.

Il Volantino - 5 Luglio 2014

Alfredo De Giuseppe

 

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