2009-12 "L’acqua è di tutti, anzi di pochi" - 39° Parallelo

Qualche settimana il Governo ponendo alla Camera il voto di fiducia, ha fatto approvare il “Decreto Ronchi” che fra l’altro prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali  e quindi anche la gestione dell’acqua. Poi c’è stato il solito trambusto televisivo, che in genere non supera le 24 ore, con i ministri a fare dichiarazioni a raffica sulla ricerca di efficienza, sulla bellezza delle privatizzazioni a favore dei cittadini, sulla necessità di avere concorrenza. Il giorno dopo nuovo argomento berlusconiano e via, l’acqua è già passata di moda, giornali e  tv non ne parlano più, nessun partito fa una battaglia seria e convinta, il popolo dorme e alla fine un bene universale diventa di pochi. E’ vero che la legge approvata prevede il mantenimento della proprietà pubblica, ma affidare completamente a privati la gestione delle risorse idriche è una mossa azzardata le cui conseguenze future non possono essere immaginate (specie in uno Stato dove i privati gestori spesso sono uguali o interconnessi ai governanti).

L’acqua è una di quelle risorse naturali che dovrebbero appartenere a tutti senza distinzioni di razze, confini geografici, o peggio ancora di censo o capacità imprenditoriale. L’acqua da sempre è stata gestita dagli enti pubblici, solo per utilizzarla nel miglior modo possibile, limitare gli sprechi, condurla anche in posti lontani dalle fonti idriche. Se non ci fosse stata questa logica di buon senso e di umanità, per quale motivo una società privata avrebbe dovuto portare l’acqua ad un paesino del Capo di Leuca, con pochi utenti e un basso consumo, visto che per arrivarci bisogna investire una cifra colossale, essendo lontano almeno trecento chilometri dall’invaso più vicino?

Ci sono dei beni, come l’aria e l’acqua che non appartengono a nessuno: possono essere gestiti dallo Stato solo per offrire a tutti un servizio equanime. Nel 2004 una risoluzione della UE ha stabilito che “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata  alle norme del mercato interno” . Nel 2006 ha infine stabilito che “l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona e pertanto si chiede agli Stati di effettuare tutti gli sforzi affinché tutte le popolazioni povere abbiano accesso all’acqua entro il 2015”.

Partendo dalle precedenti esperienze di privatizzazioni in Italia, non c’è da avere molta fiducia, anzi c’è da avere molta paura. Mi immagino che fra qualche anno con spot televisivi a suon di veline e calciatori ci venga offerto un  variegato sistema di acquisto dell’acqua. Ci sarà l’abbonamento Water Gold che ti permetterà di avere acqua quando e come vuoi, tutti i giorni, senza limiti di tempo e quantità: è un abbonamento solo per ricchi o per chi ha grandi imprese; poi ci sarà la Premium Water per avere l’acqua solo a certe ore programmate, risparmiando soprattutto nell’utilizzo notturno; poi ci sarà la Omnibus Water che in sostanza sarà una specie di ricaricabile, infili la card in uno speciale apparecchietto e prelevi l’acqua finché non esaurisci il credito. Questo si che sarà libero mercato, questo si che ti fa scegliere, questo si che è futuro: scegliere come e quanto pagare l’acqua.

Una volta assodato che gli utenti, ormai frastornati da migliaia di spot governativi e televisivi (che sempre più saranno la stessa cosa), avranno accettato di vedersi gestire l’acqua come se fosse uno shampoo, si passerà all’aria. Proprio così, l’aria sarà la prossima conquista: l’eventuale riduzione dei gas serra non sarà sostenibile dalle industrie e quindi qualcuno inventerà che bisognerà pagare un pedaggio per l’aria che respiriamo. Oggi vi sembra assurdo ma vedrete che qualcuno ci penserà, ci venderà l’aria pulita e sarà l’affare del secolo: sarà anche una legge democratica, con una tassa pagata a seconda dei metri quadri posseduti di terreni e case; per chi è nullatenente sarà prevista una tassa fissa base in funzione del proprio peso corporeo. Naturalmente, essendo la gestione dell’aria molto complessa, sarà affidata a privati, che guarda caso sono sempre bravi, efficienti, organizzati e produttivi.

Questi scenari, queste logiche aberranti della nostra vita e della nostra libertà, possono essere ancora sconfitte. Ma dovremmo lottare intorno a questi temi: avere partiti di riferimento che abbiano una visione globale del mondo che ci circonda e di quello che sarà, personalità che sappiano mettersi in gioco, invitando i cittadini a riflettere, a difendere almeno i loro diritti fondamentali. Ma uscire da questa arrendevolezza collettiva sarà molto difficile, molto complicato, le basi di partenza sono incredibilmente rovinose.

39° Parallelo - Dicembre 2009

Alfredo De Giuseppe

 

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