2005-04 "Storia di un’edicola" - Il Volantino

C’è una storia di un’edicola tutta tricasina che merita di essere raccontata. Abito in un posto che mi costringe ogni giorno a passare davanti ad una campagna semi abbandonata dove fa bella mostra di sé un’edicola in ferro, con le saracinesche ancora luccicanti. Doveva andare sulla nuova Piazza Cappuccini ed invece è abbandonata, con i lati un po’ sconnessi a causa del trasporto e l’appoggio sulla terra fresca, umiliata nella sua bellezza ed imponenza. Fa’ anche un po’ di tenerezza vederla lì e non nella postazione per la quale era stata costruita: è come se il Bernini avesse eretto il baldacchino bronzeo per l’altare di San Pietro e poi l’avessero dimenticato nelle vicinanze della zona 167.

E’ verde il suo colore, costruita artigianalmente da un bravo fabbro di Tricase, Maurizio Coppola, ricorda vagamente le costruzioni in ferro dell’ottocento mittle europeo.

La vera storia dell’edicola inizia così: nel progettare la risistemazione di Piazza Cappuccini ci si pose il problema dell’edicola che ormai da anni era lì. La solita edicola brutta, rabberciata all’ultimo momento, senza alcuna ipotesi di ricercatezza, come tutte le edicole di strada, lamierino e alluminio. Il proprietario accettò di buon grado l’idea di collegarsi alla nuova piazza, rifacendo l’edicola più bella e più funzionale. E qui entriamo nel solito pastrocchio all’italiana su chi deve progettare, come farlo, chi decide e via discorrendo. La leggenda racconta che l’Amministrazione Comunale sapesse tutto, tant’è vero che fu predisposto un apposito impianto elettrico sotterraneo nell’esatte misure della nuova edicola e ne parlò con dovizia di particolari Il Volantino del 20 settembre 2003. In concomitanza della inaugurazione ufficiale che avvenne poi il 28 dicembre 2003, la nostra bella edicola esagonale ebbe il suo momento di gloria, fu esposta al pubblico e tutti ebbero da dire, alcuni chiosarono contro l’assurda posizione, altri contro le dimensioni, altri ancora contro la disintonia con l’arredo urbano e così via. Una vera e propria sollevazione popolare. Una sollevazione particolarmente impropria, forse montata ad arte da qualcuno o forse semplice rimbalzo fra il divertito e il pettegolo. Certo è che dopo pochi giorni di esposizione al ludibrio generale la nuova edicola fu rimossa. Il proprietario, forse toccato da tanto clamore, accolse l’idea di rimuoverla senza ricorsi legali o proteste clamorose (anche in presenza di un sicuro danno economico). Già in quel momento mi nacquero alcune domande: come mai nessuno avesse sentito il bisogno di arrabbiarsi per la costruzione delle Poste e della centrale telefonica e se le prendevano tanto per una semplice edicola? E si è mai visto a Tricase un comitato che si organizza contro il brutto? La Diocesi di Ugento sta costruendo un ecomostro alla via della Serra: ha mai protestato nessuno? Sulle scelte urbanistiche in generale non c’è un reciproco, atavico e profondo patto di non belligeranza?

In conclusione l’edicola è in mezzo ad una campagna ed al centro di Piazza Cappuccini c’è la bruttissima edicola di prima. Non mi risulta che nessuno abbia più protestato e questo pone degli interrogativi sociologici se non addirittura antropologici, la cui libera interpretazione la lascio ai lettori.

Io amo le edicole, specie quelle storiche di Mimma Raeli e Gigi De Francesco, ma tutte, anche quelle arrugginite e rabberciate, hanno il loro fascino, forse dettato dall’emozione di vedere tutti i giorni un prodotto nuovo, il quotidiano.

Infine un giorno di questo aprile 2005 mi sono fermato, ho fotografato l’edicola nel bel mezzo della campagna e ho pensato che sarebbe l’ora di  rimetterla nel luogo a lei destinato. Sarebbe finalmente una storia a lieto fine.

Il Volantino - Aprile 2005

Alfredo De Giuseppe

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