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Don Tonino e Tricase

Trascrizione integrale intervento di Alfredo De Giuseppe del 23 maggio 2018  (Sala del Trono, Tricase, ndr) sul tema “don Tonino e Tricase”

Ringrazio Rocco Cosimo Musio dell’Ass. “Dialoghi e Reti” per l’invito ricevuto. Devo ribadire, come già fatto a suo tempo con Cosimo, che all’inizio ero molto titubante se accettare di essere parte attiva di questo seminario, soprattutto per due ordini di motivi:

  • non volevo partecipare a questo gioco mediatico (e quindi necessariamente un po’ ipocrita) che pare abbia colpito all’improvviso la figura di don Tonino Bello;
  • da non credente, non mi sentivo inserito negli attuali dibattiti relativi alla santificazione di don Tonino, che considero una cosa tutta interna al mondo cattolico, con i suoi riti, i suoi tempi, le sue regole, tutte cose del resto che consentono ancora all’istituzione Chiesa di sopravvivere a dispetto di un’evidente e irrefrenabile secolarizzazione di usi e costumi.

Cosimo però mi ha convinto con alcune considerazioni: cercheremo di parlare della figura, anche laica, del don Tonino parroco di Tricase, inserito nel contesto storico in cui operò, anche in riferimento ad alcuni problemi che accompagnarono la sua permanenza nella nostra città… E poi una voce dissonante, magari in contrasto con le vulgate più di moda, può far comodo al dibattito nel suo complesso, alla crescita di una Chiesa locale ancora alla ricerca di una missione più concreta.

Ed eccomi qui, da intruso, a cercare di ricordare con onestà il don Tonino tricasino (per quel poco di contributo diretto che posso dare in questo momento), anche se gli appassionati interventi di ieri sera di Gigi Lecci, Caterina Scarascia e Claudio Morciano hanno già tratteggiato dal di dentro la sua figura parrocchiale e sociale. 

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La mia colonna del 1 Giugno 2018

Sabato 26 maggio ho partecipato a Tiggiano ad un Convegno dei giornali editi dalle Pro-Loco italiane. Domenica 27, dal pomeriggio fino a tarda sera, ad una bella Festa di Maggio, organizzata soprattutto per i più piccoli, a Tutino presso la Chiesetta della Madonna della Pietà. Due cose diverse, ma che hanno lo stesso sapore, lo stesso comun denominatore: brave persone italiane che mantengono viva la diversità, che coltivano la partecipazione, che resistono all’invadenza globalizzante di tutti i mezzi meccanici, tecnologici e telematici. Nel corso della giornata a Tiggiano, anche nella mia veste di moderatore, ho avuto modo di parlare con molti uomini e donne provenienti da tutta Italia, dal Friuli alla Sicilia.  Tutti innamorati del loro paesello, tutti volontari, senza stipendi e senza rimborsi. Eppure impegnati in una specie di lotta contro l’indifferenza, contro l’abbandono, contro lo spopolamento. Perché uno dei gravi problemi dell’Italia è che molti di questi piccoli borghi sono vicini al collasso per assenza di bambini, quindi di scuole, biblioteche, negozi, alberghi e ristoranti. Luoghi bellissimi, spesso teatro di vicende storiche rilevanti oppure antiche dogane o ancora dimore reali durante estati bollenti, destinati alla “chiusura per KO tecnico”. Un’Italia minore, si direbbe. Invece no: è una locuzione che è stata smentita dai presenti. È forse l’unica Italia vera, quella delle piccole comunità, che si stringe intorno a quel poco che resta, che resiste, che tenta di creare un senso positivo del nostro essere cittadini. Resistere forse è il verbo più consono, nei giorni spaventosi di una crisi della politica che non riesce a prendersi le proprie responsabilità di governo, che non trova il modo di darsi delle regole di buon senso, che non riesce a costruire e trasmettere un vero spirito di bene comune.

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La mia colonna del 26 Maggio 2018

Prima di commentare il nuovo governo che verrà, è il caso che mi soffermi un po’ sul PD e sulla sinistra in generale. Perché ha avuto senso essere di sinistra e perché ora è così perdente in tutto il mondo? Queste due domande me le son fatte non oggi ma qualche anno fa, quando ebbi la sventura per qualche mese di avere la tessera del PD (tanto per vedere l’effetto che fa). Rispondo oggi, come risposi a me stesso a quel tempo.

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La mia colonna del 19 Maggio 2018

 

Nella settimana di “Loro 2” il film di Paolo Sorrentino su Berlusconi, quella durante la quale Di Maio e Salvini provano a fare gli statisti sottraendosi alla morsa di Berlusconi, la settimana in cui il Berlusconi americano, Trump, sposta a Gerusalemme l’ambasciata americana, provocando scontri, morti e feriti a migliaia, durante la stessa settimana in cui in Malaysia si insedia a 92 anni Mahatir Mohamad, il nuovo primo ministro, non fa meraviglia, la notizia più importante, più strombazzata dai nostri giornali: la riabilitazione di Berlusconi, che in futuro potrà di nuovo candidarsi e che oggi è ancora lì a brigare per il bene del Paese. Da statista. Quindi in una ripetizione estenuante, a volte entusiasmante, incoraggiante per tutti gli ultra ottantenni, potremo avere ancora LUI come Presidente, magari della Repubblica, consacrato a Padre della Patria, sepolto nel Pantheon, in attesa della resurrezione.

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La mia colonna del 12 Maggio 2018

Oggi mi rivolgo a Lei, dott. Antonio Nunziante, vice presidente della Regione Puglia, che venerdì 4 maggio è venuto nella nostra Tricase per discutere con la cittadinanza dei progetti della nuova strada 275. Mi rivolgo a Lei perché in quell’incontro tenuto a palazzo Gallone ho intravisto quel lampo di vera disponibilità all’ascolto, quel positivo atteggiamento non populista (tipico di tutti i politici del decennio) che porta ad affrontare con lungimiranza i problemi, perché ho intravisto una persona onesta e fuori dalla logica degli affari a tutti i costi. Però... poiché ho intravisto anche una effettiva difficoltà ad esprimere un’idea compiuta sull’argomento, reiterando semplicemente la possibilità della decisione alle comunità e ai loro rappresentanti, vorrei ricordarle che la Politica dovrebbe anche cominciare a fare proposte costruttive, ipotesi di sviluppo sostenibile con uno sguardo aperto ai prossimi decenni. E per questo mi trovo costretto a scriverle.

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