Real time web analytics, Heat map tracking

"Un giovane tutto d'un pezzo", di Ercole Morciano, 39° Parallelo, Febbraio 2018

Se dovessi delineare la figura di Salvatore Cazzato con pochissime parole, sceglierei «…un giovane tutto d’un pezzo». È questa la mia impressione dopo una prima lettura del libro scritto da Alfredo De Giuseppe per ricordare lo zio materno che, morto quand’egli aveva solo tre anni, gli ha lasciato nella memoria poche ma indelebili immagini.

Salvatore Cazzato nasce da Alfredo e Antonietta Alfarano  il 18 marzo 1933, a Tutino di Tricase,  in una famiglia contadina e riceve, come molti, un’educazione basata sui valori tradizionali che hanno guidato tante generazioni a vivere bene l’avventura dell’esistenza. Trascorre la prima fanciullezza a Tutino in un ambiente in cui famiglia, parrocchia, scuola e l’intero paese, concorrono alla formazione delle coscienze e delle personalità dei ragazzi e dei giovani. Salvatore è un ragazzino intelligente e finite le scuole elementari, come molti del suo ceto sociale, continua gli studi nel seminario vescovile di Ugento per poi passare a quello missionario di Oria. Dopo il ginnasio e il liceo lascia il seminario e consegue la maturità classica, sostenendo gli esami presso il liceo di Galatina. La formazione ricevuta nei seminari lo orienterà per tutta la vita. Egli continuerà ad essere un credente convinto e saldo nella fede: senza chiaro-scuri, senza ombre, in piena coerenza al vangelo. Questo lo spinge, mentre inizia a Bari - da pendolare - la carriera universitaria di studente in legge, ad impegnarsi con coraggio nella vita civile a servizio dei suoi concittadini della frazione di Tutino. Lo troviamo pertanto, poco più che ventenne, impegnato a livelli dirigenziali nell’Azione Cattolica (presidente), nella Democrazia Cristiana (segretario di sezione e poi del massimo organo cittadino), nel Comune di Tricase (consigliere comunale), nel campo culturale (regista, sceneggiatore e animatore).

Salvatore svolge tutti questi ruoli con la massima serietà, senza deflettere mai dai suoi principi, in modo esemplare e pertanto ammirato allora e ancora oggi presente nella memoria dei suoi concittadini verso i quali «fu prodigo del suo grande cuore». Lo ha dimostrato il folto pubblico presente nell’auditorium parrocchiale per partecipare alla presentazione del libro da parte di Alfredo in dialogo con Maria Antonietta Martella, presidente dell’associazione culturale “La culonna”, la sera di domenica 28 gennaio.

La morte colse prematuramente Salvatore Cazzato il 20 Aprile 1961, quando, giovane segretario del locale liceo scientifico, iniziava a farsi benvolere da superiori, docenti e alunni per le sue qualità umane e professionali.

Dal diario e dalle lettere che hanno per oggetto le sue “pene d’amore”, si possono cogliere gli aspetti più intimi di Totò – com’era chiamato dagli amici –  che nella donna vede una figura angelicata, lontana dalla realtà, con la quale è poi costretto a confrontarsi attraverso contrasti derivanti dalla delicatezza del suo animo e dai limiti dell’educazione affettiva ricevuta in seminario.

Tutto questo e molto altro si può cogliere leggendo il libro curato da Alfredo De Giuseppe (editore Serafino-Arti Grafiche, Tricase 2018, pp. 211) che vi ha pubblicato documenti personali e d’archivio, testimonianze e foto d’epoca che danno al lettore gli elementi per procedere autonomamente alla conoscenza del giovane Cazzato.

In conclusione il libro, secondo me, ha vari meriti: fissa la storia personale di un giovane, credente e cittadino esemplare, sempre fermo nei suoi propositi; ravviva nella comunità – in questo caso Tutino – il racconto di fatti vissuti, finalizzato a riconnettere il  tessuto della memoria collettiva che alimenta le comuni radici; apre uno squarcio rivelatore della vita di Tutino e di Tricase negli anni a metà del Novecento; delinea, a livello sociologico, un modello di giovane cattolico e ben acculturato di quei tempi nella nostra terra.

Infine una curiosità: il giorno e il mese di nascita e di morte di Salvatore Cazzato coincidono perfettamente con quelli di don Tonino Bello (18 marzo-20 aprile); i due ragazzini, entrambi orfani di padre, si conobbero nel seminario di Ugento, dove giunsero entrambi nell’ottobre 1945.

39° Paralleo – Febbraio 2018

Ercole Morciano

 

Stampa