Libere fenomenologie del 2023-06-17 - ...delle cambiali dei giovani

All’inizio furono le cambiali. Molti successi imprenditoriali del boom economico degli anni ’50 e ’60 furono agevolati da questa forma di pagamento. Si costruiva con le cambiali, si riceveva in pagamento cambiali. Se qualcuno era in difficoltà cercava di accomodare il tutto con un rinnovo di cambiali, magari a rate più piccole. In questo modo si son costruite e vendute case, auto, elettrodomestici e tutto quanto si basava sul rapporto umano di libero scambio, che allora si chiamava ancora commercio. Molto si basava sulla moralità, sulla reciproca conoscenza, sull’eventuale vergogna di fronte ad un debito non onorato. La cambiale ricostruì l’Italia del dopoguerra e ci traghettò verso la modernità.

Poi arrivò il momento dell’assegno bancario, possibilmente post-datato. Questo era un foglietto di carta che a volte era girato una ventina di volte, perché all’epoca la dicitura “Non Trasferibile” non aveva alcun senso. L’assegno aveva il pregio, al contrario della cambiale, di non pagare l’imposta di bollo statale, per cui anche un assegno di un miliardo di lire si poteva utilizzare per promettere un pagamento futuro (a volte futuribile). Gli assegni post-datati, magari 90 o 180 giorni dopo l’acquisto di un qualcosa, sono stati gli strumenti più utilizzati degli anni ’70 e ’80, dove tutto sembrava possibile perché i soldi erano un labile concetto scritto su un foglietto bancario, non un vero e proprio “Pagherò”. C’erano ormai gli acrobati dell’assegno bancario, su piazza e fuori piazza, che riuscivano a finanziarsi con il semplice ritardo di valuta da un Istituto bancario ad un altro. Avevo un amico che aveva aperto tre conti correnti, uno a Tricase, uno a Maglie e un altro a Lecce. Trascorreva quasi tutta la settimana a correre da una banca all’altra, da un paese all’altro a versare assegni propri che servivano a coprire altri assegni propri. Le banche fremevano, ma c’erano i tassi alti, sicuramente oltre il livello d’usura, specie per il “fuori fido” e alla fine chiudevano un occhio su quel giro vorticoso di assegni che non avevano nessuna causale. Ci si finanziava a vicenda e il mondo dei piccoli resisteva, tra un escamotage e un pezzo di fiducia.

Poi verso la fine degli anni ottanta arrivarono le regolamentazioni di Basilea, che prevedevano un accordo tra tutte le banche europee sul capitale minimo che ogni Istituto doveva possedere. Essendo centrale la solidità patrimoniale degli istituti di credito, diviene priorità dell'ente regolatore concentrarsi sul rischio. E qui casca l’asino. Le cambiali, gli assegni, i prestiti sulla fiducia cadono all’improvviso sullo scivolo della finanza corretta, comandata dai computer e analizzata in ogni sua sfaccettatura. Basilea 1 è un primo blocco per i piccoli imprenditori che erano impegnati con le banche le quali, man mano, preferirono due cose: concentrare il loro rischio su pochi grandi gruppi industriali/finanziari e intraprendere operazioni finanziarie innovative sempre più sofisticate, che avessero un basso o nullo onere di capitale corrispondente.

Le regole imposte dalle banche hanno spazzato fuori dal mercato tutti gli imprenditori che avevano in testa il modello espansivo degli anni ’70 e ’80, un modello basato su un rischio reciproco, banca-cliente. Dagli anni ’90 in poi la situazione, intesa come elasticità del sistema bancario, è andata sempre più peggiorando, tanto che ormai per un artigiano o un commerciante chiedere un affidamento su conto corrente equivale ad affrontare una montagna di documentazione, dichiarazioni e fideiussioni, una serie di sforzi sconsigliati da tutti i medici.

Non c’è un giovane, sotto i 30 anni, che possa andare in banca a chiedere un mutuo per una casa, un prestito per iniziare un’attività, un finanziamento per inventare qualcosa. Se va bene, se almeno uno dei genitori ha un posto fisso, preferibilmente pubblico, se il ragazzo ha un contratto a tempo indeterminato, se il responsabile del credito invia la pratica alla sua direzione senza sbagliare una casella, se ha pagato in tempo tutte le rate del telefonino, della lavatrice e dell’auto, se non ha neanche un contenzioso con Equitalia (o come si chiama adesso), se il suo cognome non assomiglia pericolosamente ad un altro che ha protestato assegni e cambiali negli ultimi trent’anni, se un suo parente non è coinvolto, anche come testimone, nel processo mediatico del momento, se non ha un brutto carattere che si ostina a mantenere, solo allora e solo grazie alla divina provvidenza dell’allegra finanza, potrebbe quel ragazzo ricevere il regalo di un prestito, di un mutuo o di un qualsiasi strumento tu debba comunque restituire. E la banca ci tiene a fartelo sapere: attenzione, abbiamo fatto un mezzo miracolo. E tutti a gridare: è vero, è vero, è un miracolo!

Se invece va in banca un finanziere d’assalto, un costruttore malandrino, un industriale di antico lignaggio, i cui nonni hanno fondato un qualcosa rubando durante una qualsiasi guerra, se va un super professionista con i soldi esportati illecitamente all’estero, se va un politico con almeno 4 legislature, se va un imprenditore vestito all’ultima moda e con gli occhiali giusti, se va il personaggio famoso (magari ha preso parte alla ventesima puntata del Grande Fratello Vip), allora il prestito (chiamatelo come volete), come per magia, senza alcun miracolo, si materializza nel giro di pochi giorni, tutto diventa possibile, le regole di Basilea 1 e 2 vengono scavalcate, quelle di Basilea 3 rimangono un mistero. 

L’Italia ha un accesso al credito davvero ridicolo. L’imprenditore del Sud, il giovane del Sud è a sua volta ancora più discriminato. Poi c’è qualcuno che si meraviglia che stiamo soffrendo in questo momento di denatalità, spopolamento, infelicità, impossibilità di realizzare la propria attività. E altri si meravigliano che esista l’evasione e tutte quelle tarantelle che rendono il nostro Paese inaffidabile e anarcoide. Le Regole sembrano fatte per quei pochi eletti che non hanno limiti di affidabilità, che hanno accumulato fortune nelle modalità più ardimentose (e mi fermo qui). Per tutti gli altri, per i giovani di questo nuovo ordine monetario, esiste una sola alternativa: vivere come se la banca non esistesse, oppure andare direttamente a Basilea.  

 il Volantino  n. 21 – 17 giugno 2023

Alfredo De Giuseppe

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