Libere fenomenologie del 2023-02-25 - ...della politica

 

Ogni volta che scrivo di politica, c’è qualcuno che mi risponde infastidito “uffaa, che palle”, oppure “mi diverti di più quando racconti una storia” o peggio ancora “il solito parolaio senza rispondenze pratiche”. Insomma una bocciatura politica su tutta la linea, dove il tutto si mescola in una melassa intollerabile, esattamente conformato all’attuale e dominante pensiero italico che ha decretato l’inutilità del voto e della democrazia partecipata.

Eppure continuo a pensare politico. Non c’è ambito umano dove la politica non abbia la sua incidenza. Compiango, a volte, coloro che non vogliono parlarne, non vogliono saperne di più, coloro che si fermano alla superficie della notizia, coloro che dimenticano la Storia, coloro che vivono senza cogliere il senso del governare. Politica è informazione ma anche passione per ciò che ci circonda, è uno sguardo largo, oltre il proprio essere, ed è anche educazione, oltre le tesi fideistiche. Un esercizio del diritto, della tolleranza e della capacità di modificare le esistenze, in definitiva l’essenza del nostro vivere sociale. La politica cerca di ricondurre il caos iniziale ad un programma civile.

Mi ronzava questa breve, scontata, riflessione in questi giorni funestati da guerre, terremoti e sentenze discutibili. Come si fa ad avere un proprio pensiero se non si decodifica attraverso un ragionamento politico? Mi pare infatti che, a furia di astenerci, non riusciamo più a sviluppare un vero pensiero o una nuova discussione, ma solo ad ascoltare inebetiti uno strumento ipnotico, sia esso televisivo o telefonico, dimenticando che quello rimane uno strumento, non è la certificazione di un progetto.

Sulla guerra in Ucraina, su tutte le guerre sparse nel mondo, si dovrebbe coltivare il dubbio. Porci delle domande per scegliere infine la strada da percorrere. L’ONU, un’organizzazione nata dopo la seconda guerra mondiale per scongiurare nuove guerre, esiste ancora? O esiste solo la NATO, forza militare di deterrenza, prova muscolare del mondo occidentale? Putin è un assassino e un dittatore criminale: lo si sapeva già da una ventina d’anni. Come mai in questi decenni tutti i potenti della Terra lo hanno ossequiato? Rimango convinto che la NATO avrebbe dovuto sciogliersi insieme al Patto di Varsavia e che la Russia già nel 1991 doveva entrare nel mercato Europeo. Era la sola maniera per evitare quello che è successo: una dittatura di oligarchi e di ex spie del KGB.  Oggi c’è da porre riparo, ma non mi pare che nel panorama mondiale ci sia qualcuno che spenda parole nuove, che sappia modificare questo stato delle cose. Ecco a cosa serve la Politica.

Berlusconi, che in piccolo voleva essere il nostro Putin, è stato assolto in questi giorni dall’accusa di aver pagato dei testimoni per spergiurare più volte il falso. Va bene, si sa che spesso la verità processuale è diversa da quella fattuale, e bisogna anche accettare che il denaro favorisce molte cose, compreso le lungaggini dei procedimenti e quindi gli errori e le prescrizioni. Va bene tutto, ma la politica, tutta insieme, ha sempre fatto opera di sottovalutazione del berlusconismo. Questo spirito da arci italiano ha condizionato tutti, amici e nemici, è infine diventato il modello culturale-politico nel quale ancora oggi siamo coinvolti. Va bene che l’avvocato Previti pagasse i giudici, va bene che Dell’Utri sia stato condannato, così come decine di altri suoi collaboratori, che lui stesso sia ancora sotto indagine su vari fronti, ma non va bene che l’intera classe politica e mediatica faccia finta di soprassedere (solo quella italiana, guarda caso). Del resto le aziende della sua famiglia controllano da decenni il mercato televisivo, cinematografico e pubblicitario. Se n’è accorto qualcuno di quelli che non approfondiscono? 

In queste ultime settimane si è verificato un terribile terremoto al confine tra Siria e Turchia. I morti sono circa 50.000 e la stima rimane approssimativa data la difficoltà di avere notizie certe dal governo assolutista di Damasco. Di tanto in tanto, ogni giorno, per oltre dieci giorni, si estraeva qualcuno da sotto le macerie. Si gridava al miracolo. In Italia una serie di siti religiosi ha cominciato a pubblicare di tutto: immagini ritoccate al Photoshop che ritraevano delle nuvole che sembravano mani congiunte in preghiera; altri che mostravano bambini salvati da angeli vestiti di bianco apparsi di tanto in tanto a dargli da bere. La politica, insieme alle conoscenze scientifiche, ancora una volta, è invece la bussola che serve per ragionare intorno ai terremoti e agli altri disastri “naturali”. Si sa da decenni quali sono le zone sismiche del pianeta, quali sono i vulcani e quali sono le faglie sotterranee in continuo movimento. In molte di queste zone sono stati presi i corretti provvedimenti per limitare al minimo i danni – vedi Giappone e California – in altri purtroppo si è fatto finta di non vedere e ci si è affidati alla bontà divina. Che per fortuna non c’entra niente, altrimenti sarebbe anche la causa della morte di migliaia di persone. Invece le cause dei disastri sono altre e in teoria le conoscono tutti. Perché non si costruisce con i moderni sistemi antisismici? povertà, forse, malafede sicuramente. Perché si è costruito fin sotto le falde del Vesuvio, dove vivono circa 500.000 persone, tutte a rischio se ci fosse un’eruzione improvvisa? (rivedere il film di Francesco Rosi “Le mani sulla città” del 1963 non farebbe male).

Quando a Liliana Segre le chiedono se ringrazia il suo Dio per averla salvata dallo sterminio di Aushwitz risponde di no. Lui taceva, risponde. Credo che sia doveroso per noi comuni mortali percepire il mondo per quello che è, per quello che possiamo tentare di fare, per renderlo migliore, meno violento, meno superstizioso. E senza la politica, a partire da Aristotele, non si può fare. 

 il Volantino – 25 febbraio 2023

alfredo de giuseppe

 

 

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