Libere fenomenologie del 2023-02-04 - ...del PD che manca

 

Nei primi giorni di ottobre 2022, dopo appena 7 giorni delle elezioni del 25 settembre 2022, quelle vinte da Meloni & Co. scrivevo un articolo dal titolo "Non un Partito da ricostruire, ma l’Italia da fare" (https://www.alfredodegiuseppe.it/index.php/archivio-2022/873-2022-10-non-un-partito-39-parallelo). Quell’articolo scritto a caldo, a ridosso di una bruciante sconfitta, sperava in una riflessione tanto profonda da portare ad una rifondazione della sinistra e guardando le faccende interne al PD speravo che “Se non vogliamo che gli elettori si interessino più delle vicende legate al divorzio tra Francesco Totti e Illary Blasi, bisogna dare una scossa seria alla nostra politica: ricominciare daccapo può essere davvero utile per i progressisti ambientalisti. Qui non c’è un partito da ricostruire, c’è l’Italia da fare. C’è una Storia da recuperare e studiare, c’è una cultura da mettere al primo posto con una Scuola più organizzata, ci sono dei diritti da difendere e da acquisire, c’è una posizione su armi, ambiente e mafie da rivedere in toto. C’è da costruire una generazione che abbia ancora entusiasmo, che veda una luce in fondo al tunnel, che veda ben retribuito il proprio impegno, che sappia valorizzare l’impresa, il merito ma anche la persona. E soprattutto c’è da ricostruire il nostro rapporto con il resto del mondo, con l’Europa del Nord, ma anche, e con più amore, verso i popoli del Mediterraneo (finora visti sempre con occhio destrorso).

Bene, trascorsi ormai tra i 4 e 5 mesi, alcuni di questi argomenti sono stati affrontati, a modo loro, dalla Meloni e dai suoi ministri ma non dal PD, che è rimasto bloccato nelle maglie di un cambio al vertice farraginoso, pachidermico e che potrebbe risolversi in un nulla di fatto. Se alla fine di questo travaglio si cambierà solo il nome del segretario, significa che non si è capito nulla. Quando la Meloni va in Algeria e in Libia, e dice che l’Italia deve diventare il centro delle comunicazioni, l’Hub dell’energia di tutto il Mediterraneo, è una svolta personale a 360° (ricordiamo che voleva il blocco navale e fuori tutti coloro che avevano il colore della pelle un po’ meno bianca della sua), ma dice una cosa sacrosanta che doveva diventare la vera battaglia della sinistra italiana. Perché l’Europa ha senso, può essere la grande mediatrice della pace e della prosperità, solo se l’Italia riesce ad essere punto di riferimento delle decine di Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Non è solo la questione dei migranti, sempre utilizzati come slogan elettorale, ma di tutto l’atteggiamento verso il mondo circostante: la sinistra o è internazionalista e razionale oppure è una dittatura come le altre.

In ogni caso in questi mesi il PD e i suoi candidati segretario non hanno avanzato una sola idea concreta sul Sud, sull’ambiente, sulle Regioni, sull’industria, sull’autonomia distruttiva e sui rapporti con le varie potenze nucleari. La mia impressione è che questo partito non possa più esprimere un concetto chiaro e fecondo per il semplice motivo che in 15 anni si è bruciato tutte le idee possibili, perché contemporaneamente questo e quello, organizzato come all’inizio del Novecento e al contempo liquido come il movimento di tutti, dove ognuno, con un minimo di nonchalance può entrare e far carriera, diventare finalmente un uomo d’affari senza impegnare un euro.  

Per onestà bisogna riconoscere che in questi anni di vita propria il PD ha spesso rivestito l’immagine della responsabilità e alcune sue scelte hanno impedito dei veri e propri orrori istituzionali che si profilavano all’orizzonte, ma a furia di ammorbidirsi sulle posizioni di altri, ha perso ogni propria identità, ogni pur piccolo senso di cambiamento. È diventato il partito del vorrei ma non posso.

Vivo in una cittadina del Sud in cui il PD è al governo, ha degli assessori nella giunta comunale, però non ha un’anima, ha un sussulto e poi subito dopo torna nella tana, dove tutto si aggiusta, in nome della realpolitik e soprattutto del mercato delle poltrone e di tutto il resto. Esiste una specie di trattativa sotterranea con il Sindaco per avere maggiore visibilità, che tradotto in italiano, significa un assessore in più e forse i preparativi di future alleanze. Il partito qui, come in molti Comuni, non ha una sede, è composto da una ristrettissima cerchia di persone (tutte candidabili a sindaco), non ha un’idea condivisa di cosa bisogna fare per migliorare l’esistente ma neanche la forza di imporre un sogno. La segreteria locale sa scrivere criptici comunicati da cui si intuisce la volontà di cambiare, ma anche l’asfissia della proposta, bruciata da un’impostazione scorretta dell’agire politico nella sua complessità (Renzi prima e Emiliano dopo insegnano). A livello locale non c’è dibattito intorno alle primarie del PD, non si intuisce quali gli obiettivi ideali, non si intravede una linea politica che non sia una mera disputa di posizionamento interno. Le primarie del prossimo 26 febbraio non sembrano a nessuno il viatico di un nuovo inizio, e questo è un grande problema per la sinistra italiana e per l’Italia. Direi anche per l’Europa e la pace (vera) nel mondo.   

  il Volantino – 4 febbraio 2023

alfredo de giuseppe

 

 

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