Libere fenomenologie del 2022-12-03 - ...di otto miliardi...

Da qualche giorno, con un’approssimazione più o meno realistica, l’umanità ha raggiunto quota 8 miliardi. È un traguardo mai toccato dalla nostra specie su questo pianeta, che addirittura si è raddoppiata negli ultimi cinquant’anni. E pensate che all’inizio del 1900 eravamo appena 1,7 miliardi.

Nell’occasione Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha scritto un messaggio sul sito istituzionale dell’ONU: «La popolazione mondiale ha raggiunto gli otto miliardi a metà novembre – risultato di scoperte scientifiche e progressi nei settori di nutrizione, sanità e servizi igienici. Tuttavia, mentre cresce sempre più numerosa, la nostra famiglia umana diventa anche sempre più divisa. Miliardi di persone stanno lottando; centinaia di milioni sono alle prese con fame e addirittura carestie. Un numero record di persone si sposta in cerca di opportunità e sollievo da debiti, avversità, guerre e disastri climatici. Se non riusciamo a colmare l’enorme divario globale tra agiati e indigenti, saremo in rotta verso un mondo di otto miliardi di abitanti pieno di tensioni, diffidenza, crisi e conflitti”.

In testa alle Nazioni più popolose ci sono Cina e India con circa 1,5 miliardi di persone a testa, seguite da Stati Uniti ma ad una distanza siderale con 335 milioni, poi Indonesia, Pakistan, Nigeria e Brasile. Le previsioni, seppur contrastanti, parlano di circa 9 miliardi nel 2037, quasi 10 nel 2050, per poi iniziare un “freddo demografico” che dovrebbe riportare la popolazione mondiale intorno agli 8 miliardi nel 2100. Fra l’altro nel mondo, l’aspettativa di vita è oggi di 72,8 anni, con un aumento di quasi nove anni rispetto al 1990. Le proiezioni attuali indicano un ulteriore incremento della durata della vita umana, che potrebbe raggiungere i 77,2 anni entro il 2050. In alcuni Paesi, vedi Italia ed Europa in genere, ci sarà una decrescita, mentre altre parti del mondo, vedi Nigeria e Paesi del Corno d’Africa, avranno una crescita esponenziale (la Nigeria potrebbe raddoppiare la propria popolazione nei prossimi 6 anni). In Italia, in effetti, la popolazione residente è già in decrescita: da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 mln nel 2030, a 54,2 mln nel 2050 fino a 47,7 mln nel 2070. Noi pugliesi passeremo dagli attuali 4,05 milioni ai 2,99 milioni di abitanti nel 2066. Avremmo bisogno ora di una classe politica capace di riflettere su quest’argomento, a meno che qualcuno non pensi ad un Paese di una ventina di milioni di persone, tutte sopra i 70 anni, possibilmente di pelle bianca (con una bella pensione pagata dall’Europa)!

 Ma stante la situazione attuale e le previsione di crescita per i prossimi 15-20 anni, specie in Africa, si potrà colmare il divario di cui parla Guterres tra ricchi e poveri della Terra? Soprattutto, ci sarà cibo per tutti? Secondo il Sole24Ore, “la domanda globale di cibo aumenterà del 70% entro il 2050 e, per soddisfarla, saranno necessari almeno 80 miliardi di dollari di investimenti annuali. Secondo rapporti FAO del 2020, con una popolazione mondiale di oltre 9,7 miliardi di persone prevista entro il 2050 una persona su quattro a livello globale (quindi quasi 2 miliardi) è a rischio di carenza alimentare, 770 milioni rischiano la denutrizione, mentre 1,5 miliardi di esseri umani vivranno su un suolo con un contenuto salino troppo elevato per essere fertile”.

In definitiva sarebbe necessario un vero ricalcolo delle potenzialità del pianeta per gestire una transizione che sappia riequilibrare faccende molto complesse, come la produzione industriale sostenibile, la densità geografica e la ridistribuzione delle materie prime. In questo senso e con quest’ottica c’è da rimanere pessimisti: troppo egoismo e troppi nazionalismi, come si fa? Siamo in mezzo a decine di guerre, ad una sempre maggiore crisi climatica, gli oceani si sollevano per lo scioglimento dei ghiacciai, le montagne franano sulle case dopo ogni temporale, mentre in tante aree del pianeta manca l’acqua, anche per bere e mangiare. Come si fa, se nessuno di noi vuole cambiare almeno un po’? o dobbiamo sperare in una crisi estrema di ogni cosa esistente per ristabilire un po’ di giustizia e uguaglianza? Guterres, il Papa, il Dalai Lama e altre migliaia di persone lo sanno molto bene, ma qui manca un momento decisorio vero, un momento catartico, un momento di verità e nessuno di loro (e di noi) se la sente di iniziare una lotta globale.

il Volantino – 3 dicembre 2022

Alfredo De Giuseppe

 

 

Stampa