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La mia colonna del 2019-11-16

Questa è la mia colonna n.100 stampata sulla seconda pagina dell’ormai storico Volantino di Tricase. Iniziata per seguire le vicende della campagna elettorale delle Amministrative del 2017, si è poi lanciata in altre direzioni, ha girato il mondo e spesso è ritornata. Si porta da sola dove annusa le notizie, si piega e si contorce, fino quasi a sentirsi male, a operare una costante forma di terapia di gruppo. E un po’ si stanca, la colonna, poverina.

Avevo già deciso tempo fa che 100 era il numero perfetto per chiudere questa parentesi. Come al solito l’intento è quello di non ripetermi e di non annoiare il lettore. Magari da fare una raccolta e chiudere il capitolo. Del resto, nei nostri paesotti, un po’ desolati, in via di spopolamento, non si parla più di politica: al massimo si discute su una strada da fare, su un progetto inutile, sulla zona a traffico limitato. Per tutto questo è sufficiente una foto, una breve nota di servizio e tutto procede. I Comuni del Sud non possono avere più fondi di quanti ne abbiano avuti in passato (le conseguenze del federalismo nordista), non possono assumere nuove forze lavoro, non hanno risorse per cicatrizzare davvero le ferite degli ultimi decenni. I cittadini sono imballati dietro norme e tassazioni di stampo borbonico, sono ormai chiusi dentro il loro PC, che conserva memorie, contatti e amori.

Ripetere, in assenza di novità sostanziali, questi concetti può stremare chiunque, può produrre strani effetti collaterali.

Il governo nazionale, ora giallorosso, fino a tre mesi fa a trazione leghista, è improntato alla vecchia logica di decidere il meno possibile, per non scontentare nessuno, tirare a campare per totale assenza di una visione comune. La questione ILVA, esplosa in queste ultime settimane in tutta la sua difficoltà, è l’emblema di uno Sistema Paese (come dicono quelli bravi di Confindustria) che ha perso ogni possibilità di recuperare una credibilità produttiva da terzo millennio. Da anni si inseguono parole magiche, slogan brevi e suggestivi, senza mai andare alla sostanza delle questioni: la difesa dell’ambiente, l’innovazione tecnologica, la scuola, la corruzione, le rendite parassitarie. La fiducia nei partiti è scesa sotto il livello del mare e i nuovi probabili vincitori sono portatori insani di ideologie guerresche che, guarda caso, conducono all’isolamento, alla povertà, alla guerra. I social network, con la scelta quasi obbligata di esprimere concetti semplici, hanno divelto i freni inibitori, le ultime barriere del turpiloquio, hanno generato una volgarità di massa che spesso si trasforma in odio globale e comunque in semplificazioni pericolose. Ci manca in questo momento una vera forza democratica e riformatrice, come in effetti all’Italia manca da sempre. Una Nazione perennemente alla ricerca dell’uomo carismatico, del principe illuminato, della scorciatoia per vivere in pace le proprie anomalie.

Come in tutte le cose, ho pensato, c’è un inizio e una fine: è bello chiudere quando pensi che sia giunto il momento e non quando ti viene imposto per consunzione. Non c’è niente di più patetico del cantante che dopo cinquant’anni canta sempre la stessa canzone, del calciatore che non accetta l’avanzare dell’età, dell’attore che vuole fare sempre la parte del giovane. E poi il lavoro che ancora ti prende come non mai, e le tue letture che non riesci mai a completare. Tanti pensieri e tanti tipi di stanchezza, diversi, ancora da diagnosticare.

Pensieri casuali di questa settimana, Mondo, Italia, Salento. Oltre undici mila scienziati di ben 153 nazioni hanno pubblicato sulla rivista Bioscience un monito per affermare "chiaramente e inequivocabilmente che la Terra è di fronte a una emergenza climatica". Sono state indicate anche delle strade da praticare per invertire la tendenza. Ogni politico dovrebbe leggere quel documento, prima di scrivere qualsiasi nuova legge.

La scorta a difesa di Liliana Segre, senatrice a vita, scampata ai campi di concentramento, offesa e minacciata aver voluto in Senato una commissione contro l’odio (non votata dalla destra). L’ennesima dimostrazione della perdita di memoria, dell’ignoranza storica del Paese che viviamo.

Nelle Banche e nelle Poste del Salento ci sono oltre 12 miliardi di risparmio (+ venti per cento rispetto a dieci anni fa): la prova che risparmiare non significa essere ricchi.

Ho letto che Internet è realmente nata 50 anni fa, il 29 ottobre del 1969. Gli scienziati convocarono a Los Angeles presso l’Università della California una conferenza stampa per confermare che due computer potevano comunicare a distanza. Nessun importante giornale ne diede notizia. Ne parlò soltanto il giornalino Bruin, collegato al mondo universitario. In definitiva se scrivi da uomo libero, non hai lobby da difendere, né un idolo politico, né il totem del denaro, o il demone della fama, puoi scrivere sul più piccolo dei giornali, dentro la grotta più remota, ma qualcosa resterà. E quel qualcosa è sorvegliare sul lento, inesorabile, stancante cammino dell’uomo verso la sua stessa, coerente evoluzione.

Avevo pensato di non stancare, ma è meglio continuare a camminare, un pochino ogni settimana.

 

il Volantino, 16 novembre 2019

Alfredo De Giuseppe

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