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La mia colonna del 2019-11-09

Geograficamente il Sud America è un continente lussureggiante, dove la natura non ha tralasciato nulla, piante di ogni tipo, minerali preziosi, paesaggi incantevoli, fiumi, montagne, spiagge, una fauna ricchissima dentro una temperatura ottimale. Politicamente, l’America Latina è sempre in crisi, senza una vera stabilità che possa mettere le sue popolazioni nelle condizioni di programmare il futuro con una certa serenità. In queste ultime settimane molte cose sono successe in quel pezzo di mondo, variopinto e bellissimo, eppure inquieto e pericoloso.

In Cile è esplosa una violenta protesta popolare prendendo spunto dall’aumento dei prezzi della metropolitana. In realtà dalla fine della dittatura ad oggi le differenze salariali sono andate aumentando, i lavoratori sentono di vivere senza prospettive di miglioramento. Come ai tempi di Pinochet, il Governo ha dichiarato lo stato d’emergenza, la Polizia ha eseguito centinaia di arresti con relative torture e sevizie. In Bolivia scioperi violenti in varie città contro la rielezione di Morales. Allo stesso modo, in Ecuador le dimostrazioni che hanno scosso il governo di Lenin Moreno hanno preso spinta dalla fine di sussidi per il carburante. In Argentina c’è una tremenda crisi economica, l’ennesima, con una forte svalutazione del peso, un’impennata della povertà reale. Il presidente Macri è uscito sconfitto dalle elezioni di domenica 28 ottobre, battuto dal peronista populista Fernandez, che avrà grossi problemi ad invertire una situazione complicata, con l’inflazione al 60% e la produzione industriale avvitata in una crisi senza fine. In Venezuela da mesi si fronteggiano in piazza, in Parlamento e in ogni dove le fazioni favorevoli al governo guidato da Maduro e quelle del suo antagonista Guaidò, il primo appoggiato da Putin, il secondo da Trump. Intanto, oltre 4 milioni di venezuelani sono fuggiti dal Paese, che era considerato una specie di Eldorado. Nel frattempo in Brasile le politiche astruse del nuovo presidente Bolsonaro stanno portando il Paese verso un baratro istituzionale, economico, ambientale (con la piena spinta verso la deforestazione dell’Amazzonia). Va segnalato inoltre che in paesi come Guatemala, Nicaragua, Colombia e Bolivia circa il 30% della popolazione vive oggi con meno di 3 dollari al giorno.

Molti pensano che siano i primi effetti della politica all’insegna dell’America first perseguita così violentemente dall’amministrazione Trump. Altri ritengono che è una naturale stagnazione dopo circa vent’anni di crescita continua. Altri ancora deducono che quei paesi non sono mai riusciti a fare il grande passo verso la cosiddetta democrazia compiuta.

Il nuovo continente, scoperto quasi per caso da Cristoforo Colombo, fu subito preda delle mire espansionistiche di Spagna e Portogallo. Queste due potenze europee non lasciarono scampo alle popolazioni locali, depredarono i territori conquistati di ogni bene tangibile, soprattutto oro, argento e rame. Cominciarono una massiccia importazione delle nuove colture, caffè e spezie, lasciando nelle miseria più nera una massa di coltivatori-schiavi. Il tutto condito dal culto cattolico, che tutto vedeva e tutto assolveva, in nome della supremazia dell’uomo bianco e dell’unica verità rivelata. Da allora è stato un susseguirsi di eventi altalenanti, che l’hanno portata anche ad una certa prosperità nei primi decenni del ‘900, ma quasi sempre sotto il giogo di latifondisti e dittatori.

In quel momento molti italiani, del nord e del sud, emigrarono in America Latina, molto più semplice rispetto agli USA, sia per la lingua sia per l’accoglienza senz’altro meno poliziesca (oggi molti nipoti di quegli emigranti stanno tentando di tornare in Italia o almeno di averne il passaporto). Tentativi di socialismo reale e dittature imposte da altri Paesi, la CIA sempre presente, intere Nazioni depredate da poche famiglie e da poche società multinazionali (vedi commercio banane e frutta tropicale in genere).

Eppure quella parte d’America la sentiamo vicina, ne apprezziamo, sapori, musica, cinema e saudade. Ci entusiasmiamo per un Che Guevara ieri e per un Mujica oggi (in questi giorni al cinema il bel documentario di Emir Kusturica, “Pepe Mujica – Una vita suprema”). Sappiamo che quella parte di mondo è parte di noi, perché per dirla alla Paolo Conte “il giorno tropicale era un sudario, davanti ai grattacieli era un sipario, campa decentemente e intanto spera di essere prossimamente milionario, l'uomo che venuto da lontano ha la genialità di uno Schiaffino, ma religiosamente tocca il pane e guarda le sue stelle uruguaiane”.

Faccio sinceramente il tifo per il Sud America sano, per quella letteratura che tanto ci ha dato, per quella musica che tanto ci ha fatto ballare. Che possa prima o poi diventare il paradiso in terra che in effetti è. Oggi, di fronte ai disastri economici, sento di essere dentro quei popoli, a quel tipo di sofferenza, a quell’allegria nostalgica, a quella filosofia rassegnata, sospesa fra un cielo incantato e una foresta in fiamme.

 

il Volantino, 9 Novembre 2019

Alfredo De Giuseppe

 

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