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La mia colonna del 2019-10-12

Le trasformazioni sociali e strutturali di una cittadina, e quindi del mondo, possono essere osservate attraverso un microcosmo, qualsiasi esso sia, purché si riesca a relativizzare i tempi storici e tecnologici. Prendo in esame per un tempo breve, dagli anni ’80 ad oggi, una dei luoghi più belli del Salento, Piazza Pisanelli a Tricase. Mi fermo dando le spalle alla Chiesa di San Domenico e guardo le attività attuali e cerco di ricordare quelle che erano presenti poco meno di quarant’anni fa. Sulla destra, fin dagli anni ‘60 era aperto il Centro Acquisti della famiglia Nardi, che tutti chiamavano “La Plastica” perché fu il primo negozio a vendere gli articoli che rappresentavano il progresso, la Moplen. Era pieno di articoli di tutti i tipi, un bazar confuso e interessante, chiuso per consunzione a metà anni ’90.  Oggi in una parte di quei locali c’è un negozio per bambini che devono vestire bene, “Brums”. Subito dopo la strada che porta a piazzetta sant’Angelo, c’è la pizzeria “Borgo Antico”. Lì c’era la casetta del benzinaio, la cui pompa a marchio Shell era sullo stesso marciapiede. Nel 1971 era stata rilevata dalla famiglia Zocco, negli anni ’80 era diventata IP e infine nel 1999 fu trasferita  sulla strada per Tricase Porto (Agip e poi Eni). Nello stesso 1999 la pizzeria era stata trasferita in quella casa di Piazza Pisanelli da Largo Santa Lucia, dove i due giovani proprietari, famiglia Nesca, avevano rilevato la storica pizzeria “Da Gino”. La pizzeria dal 2010 è gestita dal duo Emanuele&Isaia. Affianco alla pizzeria c’è oggi la “Farmacia Balboa” un drink-bar pensato nel 2013 dai premi Oscar Helen Mirren e Taylor Hackford. Fino al 2012 c’era una vera farmacia, dal 1969 di proprietà della famiglia Petrelli, trasferita poi in Via Pirandello. Subito dopo c’è il Caffè Pisanelli: un bar aperto nel 1985 da Marilena Sparasci col nome “La Cremeria”, poi trasformato in negozio di articoli da regalo e poi divenuto il bar che è oggi (con un bel ritocco effettuato nel 2019 dall’ultimo proprietario, Saverio Turco). Poi c’è la rivendita del vino “Castel di Salve” della famiglia Winspeare, aperta nel 2002. A seguire, in un seminterrato il laboratorio di ceramiche “Idem” di Ilaria De Marco.

Continuando a volgere lo sguardo verso destra vedo il “Gallone”, un pub pizzeria aperto nel 2003 dalla famiglia Elia, che ha subito negli anni vari ampliamenti e trasformazioni, fino ad una completa ristrutturazione nel 2018 in stile birreria irlandese (ora ha come sottoinsegna “Public House”). Affianco, sullo stesso rialzo che dà poi sulla strada  per il Porto, dal 2012 è attiva la creperia “Movida”.

Di fronte ho la chiesa matrice con il suo campanile interrotto (a volte si diventa caratteristici per assenza di denari). Sulla sinistra, Palazzo Gallone, la sede comunale, il simbolo della città. Dopo Porta Terra e il  Torrione posti a sud-est, c’era fin dal 1964 una porticina, la sede della gloriosa U.S. Tricase, con annesso piccolo bar. Oggi lo stesso ingresso ti conduce alle Scuderie del Palazzo che, oltre a fungere da toilette pubblica, rappresentano un luogo di incontri, film, mostre e dibattitti politici. Subito dopo il portone principale di Palazzo Gallone c’è lo IAT, l’ufficio di informazioni turistiche del territorio, attivo dal 2012. Poi il GAL, Gruppo di Azione Locale del Capo di Leuca, occupa dal 2001 i locali  dove fino agli inizi degli anni ’80 c’erano lo storico Bar Scarascia e la sede dei Vigili Urbani.

Questa è la piazza del paese, dove in antichità c’era il principe e la principessa, i Domenicani con i loro Santi, poi il mercato settimanale, i comizi elettorali, i pettegolezzi e la statua di Giuseppe Pisanelli.

Le differenze in così pochi decenni sono eclatanti. Negli anni ‘80 Piazza Pisanelli era praticamente abbandonata: nessuna attività, escluso una farmacia e una pompa di benzina. La piazza aveva perso le antiche certezze senza aver intrapreso nessuna strada nuova. Di sera era un deserto, si movimentava solo durante le campagne elettorali, d’estate si stava sul muretto del Porto e d’inverno intorno alla moderna piazza Cappuccini (dove si erano insediati quasi tutti i bar).  Oggi è il luogo di ritrovo per eccellenza. Vengono da tutto il Salento per pub, bar e pizzerie. Le famiglie, anche grazie all’isola pedonale, la frequentano in sicurezza, lasciando liberi i bambini di scorrazzare, finalmente senza vincoli tecnologici. Questa breve disamina potrebbe dar adito a molti ulteriori approfondimenti, sui giovani imprenditori resilienti, sulla liberalizzazione delle attività condita di buon senso e sulla la qualità della vita che si esprime anche con piccole cose, come una piazza piena di bambini, piena di gente che può fare cose diverse, senza sentirsi in colpa di vivere in provincia.  Ora non è finita: c’è ancora modo di migliorare e di dare inizio a qualcosa che pulsa. C’è modo di sentirsi partecipi di quella comunità, c’è modo di ridare un’idea portante ai suoi abitanti, di valutare con attenzione un caso virtuoso nato quasi per caso, spostando all’inizio di un millennio una pompa di benzina e aprendo una pizzeria.    

Il Volantino, 12 ottobre 2019

Alfredo De Giuseppe

 

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