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La mia colonna del 2019-03-23

Il problema ambientale sta diventando finalmente un tema politico, una questione da dibattere quotidianamente sui nostri usi e costumi, sul modello di sviluppo che vogliamo darci? Il 2 marzo Mattarella in un discorso a Longarone, teatro nel 1963 del disastro del Vajont, ha detto: “Siamo sull'orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale”. Il 15 marzo milioni di studenti hanno scioperato in tutto il mondo sotto slogan come “Non c’è più tempo” o “Ci avete rotto i polmoni”. Un successo senza precedenti. Ci voleva la protesta della giovane svedese Greta Thunberg per smuovere le acque, una sedicenne con la Sindrome di Asperger che rivendica il diritto ad un pianeta vivibile per le prossime generazioni. I nostri ragazzi che vivono in una sfera eccessivamente personalistica dovrebbero prendere a cuore questa battaglia, come la vera scommessa del futuro. Perché fra poco la domanda che tutti ci porremo sarà come conciliare una vita decente per circa 10 miliardi di persone con la salvaguardia delle risorse (limitate) del pianeta.

Ci sono delle cose che possiamo fare noi come individui e altre che dovranno essere decise da governi, politici, istituzioni sovrannazionali. Intanto ognuno di noi dovrebbe imparare a consumare meno plastica (serve davvero il bicchiere monouso?), bere l’acqua dal rubinetto, produrre la minor quantità possibile di immondizia, limitare il consumo di carne, non chiedere il ghiaccio nelle bibite già fresche, controllare che nel nostro Comune le cose funzionino per bene, che ci sia accortezza verso il risparmio energetico. Ma soprattutto ci sono cose che andrebbero decise subito da gente con una diversa sensibilità da quella dei piccoli Trump sparsi nel mondo, (legati alle logiche produttive più immediate) ma anche dagli eredi del vecchio partito comunista che hanno considerato da sempre i temi ambientali come fastidiosi e retorici intoppi alla loro azione. Invece bisogna riconvertire tutte le industrie automobilistiche verso l’elettrico, implementare il servizio pubblico anche nei piccoli paesi, costruire infrastrutture belle e funzionali, orientate alla salvaguardia del clima e del paesaggio, aumentare il costo del carburante per tutte le auto ad uso familiare (e sconti per il car-sharing). E tanto altro ancora: interventi legislativi sul riscaldamento domestico, la ricarica delle auto solo da fonti rinnovabili, implementare trasporto merci su rotaia, fondi per accelerare la ricerca sui temi dell’energia. Intanto i nostri politici perdono tempo con schermaglie relative alla vecchia visione del mondo: i muri alle frontiere, i super armamenti, le trivellazioni in un piccolo mare come l’Adriatico per trovare petrolio, protezionismi che vanno a generare conflitti a discapito degli accordi sul clima.

È meritorio il focus aperto in questi giorni dal Quotidiano di Lecce sulle discariche abusive disseminate su tutte le strade del Salento. Una sequela di foto davvero impressionante. Se c’è un’esemplificazione della follia autodistruttiva è tutta in quelle immagini. Si dice che i rifiuti siano gestiti dalle mafie locali, ma i rifiuti lasciati nelle tangenziali, nelle campagne, nelle piazzole di sosta e vicino alle spiagge sono il frutto del comportamento dei singoli cittadini, dei bravi vecchietti con l’ape, dei genitori che non amano fare la differenziata, dei ragazzi che non vogliono sapere. Le ragioni sono tutte nella pigrizia, nel disprezzo verso la natura, nell’ignoranza più grassa e proterva. Poi ci sono anche le mafie, ma intanto dobbiamo sapere che c’è una parte della popolazione ostile all’ambiente, che con buona pace di tutti non viene mai frontalmente attaccata, denunciata e condannata. Al massimo c’è spazio per l’indignazione su Facebook.

Ci sono diversi pensieri su come l’uomo risolverà questo enorme problema. L’ottimista pensa che la scienza provvederà a trovare soluzioni semplici che modificheranno i nostri comportamenti senza intaccare il livello qualitativo raggiunto. Il pessimista pensa che siamo di fronte alla catastrofe globale, all’apocalisse, che estinguerà la razza umana, probabilmente con il tocco finale di una guerra nucleare per il controllo dell’energia. Però c’è chi pensa, e io fra loro, che il destino non sia scritto in anticipo e che i comportamenti umani si sono modificati nei secoli, adeguandosi alle problematiche del momento: si tratta solo di non aspettare l’irreparabile ma essere consapevoli che  il futuro è in mano nostra, dei politici che noi eleggiamo, degli scienziati che facciamo studiare, dei ragazzi che educhiamo.

La nostra Terra è un minuscolo pianeta nell’Universo: se fra qualche secolo qui non dovesse più esserci una vita organizzata, l’Universo continuerà ad esistere e a modificarsi. Ci sono in giro delle piccole formichine che si arrabattano tutti i giorni per difendere il loro formicaio. Siamo noi. Se andremo tutti nella stessa direzione ce la faremo.

Il Volantino, 23 Marzo 2019

Alfredo De Giuseppe

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