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La mia colonna del 2019-02-09

La famigerata legge n. 3 del 1998 era stata pensata e approvata dalla Regione Puglia guidata da Raffaele Fitto per accelerare le procedure relative alle autorizzazioni per costruzioni di interesse pubblico. Ben presto si scoprì che sotto questa dicitura si celavano le più indicibili speculazioni. Dopo pochi mesi dall’entrata in vigore, la legge fu seppellita per sempre, non senza aver procurato notevoli danni in vari Comuni pugliesi. Capannoni industriali in zone agricole, alberghi e ristoranti in zone protette e vari scempi compiuti nel nome dell’interesse generale e del presunto sviluppo economico. A Tricase, per fortuna, furono solo due le Autorizzazioni rilasciate in base alle norme di quella legge: l’albergo San Basilio in via Marina Serra di proprietà della Diocesi di Ugento e l’Hospice Casa di Betania in via Ariosto di proprietà della Fondazione Cardinale G. Panico.

La costruzione, benché realizzata in zona idrogeologicamente complicata (infatti si allagò un mese dopo l’inaugurazione), è in sostanza una pertinenza dell’Ospedale Panico di Tricase, diretto col miglior cipiglio manageriale dalla nostra concittadina Suor Margherita Bramato. La concessione edilizia fu rilasciata dal Comune di Tricase nel 1998, Sindaco era ancora Luigi Ecclesia. La progettazione fu affidata all’ing. Antonio Coppola, la strada per Depressa fu interrotta per alcuni mesi per poter realizzare un sottovia che collegasse Ospedale e Hospice. L’inaugurazione avvenne dieci anni dopo, sabato 20 settembre del 2008, alla presenza di circa 2000 persone. Solo per far notare quanto sia cambiato il nostro tempo, ricordo che a quella inaugurazione, oltre alla dirigenza delle Suore Marcelline e ai vescovi pugliesi, partecipavano anche Raffaele Fitto che ne frattempo era diventato Ministro per gli Affari Regionali, Sandro Frisullo e Alberto Tedesco per la Regione Puglia, Antonio Musio, Assessore della Provincia di Lecce, Antonio Musarò Sindaco di Tricase.

Casa Betania nasce come luogo idoneo per i lungo degenti, per accompagnare gli ammalati nella loro ultima ora, anche con l’utilizzo delle migliori cure palliative. In questi anni ha mantenuto le promesse iniziali, forse è addirittura andata oltre: è davvero un’opera di interesse pubblico. Un’eccellenza del Salento, un fiore all’occhiello di Tricase. Un Hospice impeccabilmente professionale e pulito, seguito da medici con alto grado di umanità e pazienza, da personale selezionato in base ad una gentilezza caratteriale, alla capacità relazionale. Gli ammalati vengono amorevolmente seguiti da tutto lo staff, le spaziose e luminose stanze accolgono parenti e amici, che possono scegliere di rimanere tutto il tempo che desiderano. Numerosissime sono le testimonianze scritte da persone che vogliono ringraziare tutto il personale di Casa Betania per il trattamento ricevuto da loro parenti, per l’ospitalità ricevuta, per l’accoglienza gentile negli ultimi giorni della malattia, financo dopo la morte con un’adeguata area mortuaria. Il tutto gratuitamente, senza alcun costo per i pazienti e i loro parenti, nel segno vero della civiltà occidentale e direi anche della carità cristiana.

L’esperienza di Casa Betania dimostra alcune cose fondamentali: anche al Sud si possono creare delle eccellenze private ad uso pubblico, a condizione che non vi sia sottostante un’idea speculativa; anche al Sud ci può essere la lungimiranza, la visione di cose che possono essere utili ad una comunità, a condizione che non si usino le leggi a proprio uso e consumo; le leggi non sono sbagliate in sé quando nascono per eliminare burocrazia e impedimenti ma è l’abuso che se ne fa, immaginando subito di fare cose illegali travestite da legali.

L’esperienza di Casa Betania, che per tanti è dolorosa e ricorda l’ultimo, estremo saluto alle persone care, racchiude il meglio che si potrebbe fare in ogni campo, dalle scuole alle strutture ludico-sportive, pensando ad uno Stato avveduto, accorto verso i bisognosi, leggero verso i propri cittadini. Tutti i cittadini, laici, cattolici, musulmani, bianchi e neri, ricchi e poveri.

 

il Volantino, 9 Febbraio 2019

Alfredo De Giuseppe

 

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