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La mia colonna del 2019-01-19

 Esiste un hotel a Tricase il cui sito così informa la propria clientela: “il centro San Basilio, dell'I.D.S.C. della Diocesi di Ugento, si rivolge soprattutto ai gruppi parrocchiali o movimenti cattolici che possono scegliere fra le varie tipologie di camere e servizi, sale di ritrovo, TV, ascensore, ampio parcheggio, campo di calcetto, cappella, ed assistenza religiosa e sanitaria”. E ancora su Booking: “Fiancheggiato da terreni agricoli, questo ostello in stile minimalista dista 4 minuti a piedi dalla fermata dell'autobus più vicina e 11 minuti a piedi dalla spiaggia e dalla piscina naturale di Marina Serra. Le camere essenziali hanno arredi in legno e bagno interno. Sono disponibili anche delle camerate con letti a castello. Sono disponibili i pasti. La struttura comprende sale riunioni, piscina scoperta, campo da calcio, cappella e parcheggio.”

Si tratta di quella discutibile costruzione che si trova sulla strada fra la Serra e Tricase, quel pugno che ti arriva nell’occhio se la guardi dall’alto del Kalino, ma anche dal basso e di lato. Una di quelle cose che non si sarebbero mai dovute costruire se non grazie ad una legge regionale (la n. 3 del 1998) che rimase in vigore solo pochi mesi. Era l’anno 1998 e grazie a quella Legge, il Comune di Tricase, Amministrazione Ecclesia, concesse prontamente l’Autorizzazione a costruire un Albergo con tutte le relative pertinenze nel bel mezzo della campagna e senza che venisse adottato alcuno strumento urbanistico.

Non contesto qui la legittimità di quella concessione, né fare riferimento al solito PUG, ma voglio osservare oggi la situazione di fatto. Casa San Basilio viene aperta in effetti solo nei mesi di luglio e agosto e viene frequentata per lo più da comitive di sacerdoti in pensione o di giovani seminaristi. Non risulta da nessun organo informativo che durante quei mesi si faccia qualche attività integrata con la cittadina di Tricase né che vi siano altre iniziative culturali, musicali, artistiche, degne di note. Alla fine è diventato un semplice luogo per pernottare poche settimane, come un qualsiasi B&B che apre solo in estate, anche se in definitiva è l’hotel più grande del territorio con i circa 80 posti letto e con i suoi 1.500 mq coperti su un terreno complessivo di circa 3,5 ettari.

Quel manufatto, pur essendo stato realizzato perché opera di interesse pubblico, viene vissuto dalla popolazione di Tricase come un fantasma che nulla aggiunge alla vita cittadina. Non è stato mai vissuto da alcuno come momento aggregativo, fosse pure una festa in maschera a Carnevale, un dibattito sulle rose rampicanti o sui cavallucci marini. Nessuno ricorda un evento pubblico, una recita, una proiezione di un film, o una festa di matrimonio. Neanche il tornado del 25 novembre ha voluto toccarlo, non l’ha riconosciuto come tangibile di una carezza. Niente di niente: solo una brutta struttura che ormai passa inosservata, come cosa inutile poggiata su un territorio fragile che avrebbe meritato ben altra progettazione su tutta la strada che dal centro porta ad una delle marine più belle del Salento. Ma la domanda più importante e sostanziale rispetto all’uso della struttura stessa: non potrebbe diventare un’importante struttura a disposizione di famiglie bisognose, comprese quelle dei migranti? Non sarebbe un modo per rivalutare un progetto inutile e sbagliato a favore delle fasce più disagiate? Non sarebbe bello farne un centro di integrazione per i tanti giovani che arrivano in Italia e non trovano più solidarietà e neanche un minimo di umanità? Non sarebbe l’unico modo per riscattare l’impatto sull’ambiente a suo tempo compiuto? Non è quello che afferma ogni giorno papa Francesco e che faceva nella pratica il tanto citato don Tonino?

E’ arrivato il momento che Casa San Basilio diventi una casa aperta. La Diocesi non ha certo difficoltà a renderla operativa, viste le tante Associazioni, anche di Tricase interessanti e benemerite. Un bene come quello, seppur brutto e discutibile va vissuto dalla comunità, va considerato ormai un plus per tutti, non solo una muraglia che deturpa la bella piana di Tricase, in antichità denominata Palane.                                                                                                                

Il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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