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La mia colonna del 9 Giugno 2018

La sera del 31 maggio, quando veniva ufficializzata la nascita del primo governo Di Maio-Salvini, ho sinceramente gioito. Avevo deciso, fin dal 4 marzo, di non scrivere nulla intorno alla nuova situazione politica finché non avessi visto la conclusione della telenovela. Non scrivere, non commentare le giravolte, i proclami inutili, le contraddizioni, le sgrammaticature istituzionali. Niente o tutto: seguire i vertici Lega - 5Stelle dal 4 Marzo al 31 Maggio voleva dire addentrarsi in un mondo virtuale, ottimo solo per i rispettivi elettorati, che avevano bisogno di sentirsi rassicurati che la Vittoria era stata piena e convincente, che gli ostacoli al cambiamento erano tutti all’esterno di loro stessi, che l’apparato, tutto insieme, lottava contro di loro, dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo burocrate di Strasburgo.

Alla nascita ufficiale del nuovo governo, presieduto da un Forrest Gump come Conte, non ho gioito genericamente per l’Italia ma per i milioni di utenti dei social, perché a loro sinceramente pensavo come soluzione del problema. Chi come me non ha mai avuto a cuore le sigle dei vari partiti (spesso nati negli ultimi decenni su semplici impulsi personalistici), non ha mai fatto il tifoso acritico di un qualche politico, la formazione, il giuramento del nuovo esecutivo non poteva che essere motivo di esplorazione e curiosità. Per chi come me non vede altra soluzione se non quella di una più complessiva consapevolezza storica dei problemi italiani, la nascita di un governo siffatto, fra i populisti di destra quasi xenofobi e populisti senza bandiera, quasi virtuali, non può che rappresentare una tappa importante di tale processo.

Infatti nei prossimi mesi e anni emergeranno, spero con evidenza, le complessità della gestione dei processi decisionali, specie quando devono riguardare la totalità del popolo italiano, vivo nella sua liquidità, ormai refrattario ad ogni forma di organizzazione sociale. Emergerà con evidenza come l’Italia sia comunque inserita in un contesto europeo e mondiale ben definito e che non sarà facile stare dentro e contemporaneamente criticare da fuori. Cambiare si può, si deve, ma dentro un recinto che sia la Lega, sia 5S hanno fatto intendere di voler scavalcare ad ogni occasione. Sono contento, perché, siccome non ho una lobby da difendere, né un gruppo politico da fondare, la crescita di milioni di utenti, di utilizzatori compulsivi dei social, sarà un bene per il futuro dell’Italia. Saranno finalmente chiare le difficoltà generali di una nazione che non ha mai fatto i conti davvero con la propria Storia, per metà razzista e per l’altra indifferente, che spesso si è nascosta dietro i problemi degli altri, che dal 1945 è in effetti una provincia americana, che si muove da sempre fra sospetti, mafie e corruzioni, che moltiplica gli organi decisori per non decidere mai niente.

Se, nel prossimo futuro, i milioni di elettori, di nuovi appassionati della politica, che hanno seguito con tanta frenesia le vicende di questi ultimi mesi, dovessero con onestà e buona fede (doti di cui non dubito) ricordare le frasi fatte, gli slogan, le semplificazioni, le denigrazioni e le fake-news di oggi e confrontarle con quanto lentamente emergerà dal lavoro quotidiano dei loro eletti, faremo un grande balzo in avanti: la democrazia ne guadagnerà, ne sono certo, e il confronto fra le forze politiche che rimarranno potrebbe finalmente diventare più civile, più orientato alla verità di quanto non sia stato in questi ultimi anni. Un dibattito, spero, meno livoroso, più propenso ad analizzare fatti veri. Sarò felice nel vedere l’Italia funzionare meglio, anche grazie alla nuova consapevolezza dei milioni di italiani che, finito di avere un nemico esterno, dovranno decidere se l’Ilva di Taranto va chiusa o potenziata, se una strada va fatta o no, se gli immigrati sono una risorsa o una catastrofe, se c’è un progetto per il Sud, uno per sburocratizzare e un altro per crescere. Sarà interessante vedere come si sta dentro le regole di un corretto bilancio finanziario, quali reazioni ci saranno alle ristrutturazioni e ai licenziamenti, quale contropartita avranno le scelte in materia di rapporti con l’Europa. La nuova consapevolezza, quella che verrà, sarà un bene per tutti, sarà una democrazia più controllata, più seria.

Sono sinceramente contento, mentre mi pongo due sole domande: ci sarà la volontà di comunicare con onestà le difficoltà che via via si incontreranno, comprese le inversioni a U? ci sarà il tempo per questa crescita collettiva, o saremo tutti avvolti dentro la bolla di un pensiero unico che ci porterà verso nuove catastrofi isolazioniste? Staremo qui a vedere, a commentare, a partecipare, forse anche a difendere, nel tentativo di crescere.

il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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