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La mia colonna del 17 Febbraio 2018

Dopo i recenti fatti di Macerata, dopo le recenti amnesie di politici giovani e vecchi, con l’emersione, finalmente sdoganata della mai sopita visione razzista e dittatoriale delle nostre genti, è necessario un aggiornamento di cos’è destra e cos’è sinistra. Perché al contrario della più disarmante fake-news degli ultimi anni, ho sempre pensato che esiste ancora una destra e una sinistra. Attenzione: non il terribile e disumano comunismo di Stalin e neanche il populista e teatrante fascismo di Mussolini, ma persiste chi predica un mondo più giusto, con maggiori opportunità per tutti e chi perora la guerra e il rifiuto del diverso come primaria arma intellettiva. Ad esempio la ricerca dell’integrazione fra popoli e culture diverse è di sinistra, mentre diffondere l’odio razziale, seppure in modo strisciante con i moderni mezzi televisivi e del web, è di destra. Avere memoria è di sinistra così come studiare la storia al fine di evitare sempre gli stessi errori ed orrori; la destra invece rimuove la realtà storica, si fregia delle peggiori propagande e si muove in base a ignoranti pulsioni da branco giovanile di bassissima lega.  La destra vorrebbe espellere milioni di immigrati in base ad una legge folle che impedisce di fatto a chiunque in Italia di essere regolare. La sinistra dovrebbe abolire tale legge e farne una che almeno abbia i criteri del buon senso.  Un governo di sinistra dovrebbe puntare una cifra mostruosa sulla riforma complessiva della scuola e sulla sua valorizzazione, togliendo l’intero importo programmato dalle spese militari. La destra non sarebbe d’accordo perché considera un impaccio la cultura. Una materia da reintrodurre e studiare almeno 4 ore a settimana dovrebbe essere la geografia politica, ma la destra ritiene che non ve ne sia bisogno perché fuori dalla pelle bianca e dal mondo occidentale non c’è niente di interessante (tranne le vacanze esotiche su yacht eleganti). Una sinistra consapevole dovrebbe lottare per gli Stati Uniti d’Europa e quindi per un esercito unico europeo con un costo almeno dimezzato rispetto a quello attuale, la destra vorrebbe sicuramente avere il tricolore su ogni carrarmato. La sinistra dovrebbe occuparsi delle questioni ambientali di fondo, quelle che si programmano con una visione sul futuro di almeno 30 anni, mentre la destra guarda al massimo all’incremento del PIL del prossimo biennio.  Una sinistra moderna deve capire dove va il mondo del lavoro, deve gestire i nuovi processi, deve moderare il mercato al fine di diminuire le diseguaglianze; la destra invece vuole un mondo ben diviso fra poveri e ricchi, però vince le elezioni promettendo cose antistoriche, anacronistiche e comunque legate alla nostalgia di un mondo che non c’è più e quindi vince con i voti dei più poveri. La destra ancora non ama la parità di genere, la donna è ancora un gradino sotto, mentre la sinistra ha fatto decenni di battaglie per darle gli stessi diritti su ogni aspetto della vita familiare e sociale. Una sinistra al governo dovrebbe riformare la giustizia, renderla snella, veloce e garantista per tutti, non solo per chi ha molti avvocati. La destra invece ha molti avvocati.

È chiaramente una convenzione, una semplificazione indicare un pensiero destro e uno sinistro. Anche giorno e notte sono nostre convenzioni, ma la realtà è certamente la luce e il buio. Ma se le parole sono convenzioni, antropologiche, storiche, politiche, mai come in questo momento c’è una destra e una sinistra. Affermo con decisione che questa differenza è forse meno sbandierata di un tempo ma non solo è presente, ma è alla base della visione del mondo nel suo complesso.

Fra destra e sinistra, lo so, c’è un mondo grigio, dove non tutto è bianco e non tutto è nero. È in quella zona che si formano pensieri semplificati, slogan televisivi, commenti non più lunghi di 140 caratteri, disorientamenti di vario ordine e grado, rabbie vere e finte, negazionismi storici e scientifici. Ma un partito, un movimento, un qualcosa che si candidi a governare, deve avere ben chiaro un concetto: al di là delle formule tecniche ed estetiche, al di là delle enunciazioni sull’onestà di fondo, deve convincere prima sé stesso e poi i cittadini, che c’è una missione finale, che c’è una visione complessiva del mondo che non si baratta ogni giorno, che non si svende ad ogni elezione.  

il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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