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La mia colonna del 27 Gennaio 2018

In queste prime settimane del 2018, su invito dell’Associazione Magna Grecia Mare ho partecipato a Tricase Porto ad alcuni interessanti incontri, dove alcuni esperti presentavano il progetto “Oasi Blu”. Un progetto che cerca di trovare un compromesso per salvare al contempo la biodiversità marina e la possibilità di una pesca sostenibile ed economicamente fruttuosa. Ipotesi complessa e forse contraddittoria. Alcuni modelli del passato, che pure ci danno delle importanti indicazioni comportamentali, sono ormai superati da alcuni fattori mondiali: l’incremento costante della popolazione mondiale; il consumo crescente di pesce, considerato sano e variegato; le tecniche di pesca sempre più sofisticate (unite a mezzi economici imponenti). L’esperimento “Oasi blu” prende finalmente atto che il mare di Tricase non è più solo salentino ma è un tutt’uno con quello che sbatte sulle coste di fronte, greche o albanesi che siano. E poi si chiarisce definitivamente che non si possono risolvere i problemi del mare senza affrontare gli argomenti dell’inquinamento globale nelle loro molteplici sfaccettature.  L’italiana Tricase, l’albanese Porto Palermo (Himara) e la montenegrina Bojana, superando di fatto la logica delle frontiere, rappresentano le tre posizioni dell’Adriatico su cui verranno effettuati gli interventi per la tutela delle coste e dell’ecosistema marino e per l’incremento di una pesca più solidale con la natura stessa. Speriamo bene: secondo il prof. Zuccaro del Ciheam di Bari questa è una grande opportunità di sviluppo socio-economico per il territorio salentino, un modello da seguire con attenzione e da trasferire alle future generazioni.

Ma è sul concetto di crescita culturale che dovremmo intenderci e dovremmo operare. Intanto dovrebbe crescere in primis una classe politica più attenta alle dinamiche ambientali: farei fare dei corsi obbligatori in tal senso a tutti i candidati consiglieri comunali. Non si può pensare seriamente di gestire un territorio senza conoscerne a fondo bellezze, problematiche, risorse e progettualità. Spesso molti di loro imparano alcune cose fondamentali nel corso del loro mandato, invece dovremmo avere da subito Amministratori preparati e scientificamente attrezzati. Le scuole poi, oltre all’insegnamento di carattere generale, dovranno prevedere una materia ambientalista, dove diventa fondamentale la conoscenza delle specificità geografiche e naturalistiche, magari con escursioni e prove dirette. Infine ci sarà bisogno di una collettività più pronta, più omogenea, più orgogliosa di diventare un modello virtuoso. E quindi alcuni modelli di vita attuali vanno superati o almeno stemperati, dal più impattante al più piccolo: per lavare i piatti non c’è bisogno di un litro di Svelto ogni giorno; per lavare le nostre camicie in lavatrice non c’è bisogno di tre diversi detersivi; l’uso di piatti e bicchieri di plastica si può limitare al minimo indispensabile; si può optare per l’uso delle bottiglie di vetro riciclabile invece delle bottiglie di plastica; si possono scegliere prodotti industriali con imballi meno invasivi e così via. E soprattutto si può scegliere di non buttare la spazzatura per strada o nelle campagne.

Alcuni recenti segnali sono però di segno opposto e davvero preoccupanti: a parte le grandi questioni ambientali che ci riguardano tutti e di cui fino a pochi anni fa pareva non importasse niente a nessuno (vedi ILVA, Cerano e simili), è bastata l’introduzione dell’obbligatorietà del pagamento dei sacchetti di plastica per alimenti a suscitare una mezza rivoluzione. Un costo irrisorio, calcolato intorno ai 5 euro l’anno per famiglia, ha scatenato le peggiori pulsioni autodistruttive. Sul web, oggi vero termometro dell’idiozia nazionale, si sono scatenati i più fantasiosi, sprezzanti e crudeli commenti. Si è letto di tutto, tranne la verità: il consumo eccessivo di plastica va limitato in ogni modo e l’Europa con una sua direttiva ci sta provando. Come la Storia insegna, una minoranza di esseri umani ha una precisa consapevolezza, mentre la maggioranza piange sempre a tempo scaduto, quando magari in mare non ci sarà più pesce ma solo plastica, quando magari anche quel genio di Trump avrà capito che dai piccoli segnali parte il grande cambiamento di cui la Terra necessita.

il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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