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La mia colonna del 21 Ottobre 2017

Nell’ottobre 2007 nasceva il Partito Democratico, risultato finale dell’Ulivo e dell’esperienze di governo di Prodi. Lungo discorso al Lingotto di Torino del segretario del nuovo partito, Walter Veltroni: e ora voletevi tutti un gran bene e non litigate più sul comunismo ipocrita o sulla democrazia deviata. Sono trascorsi dieci anni, la fusione a freddo fra comunisti e democristiani non solo non ha funzionato ma ha prodotto danni notevoli al pensiero politico nel suo complesso. Le liti e le incomprensioni erano e sono l’ordine del giorno. Il progetto politico complessivo distorto in continuazione per assecondare l’una o l’altra parte, con il risultato di aver creato un partito senza ideali e senza destinazione. Al massimo è venuto fuori un partito ammortizzatore degli estremismi, un raccoglitore indifferenziato, un terreno di battaglie e ambizioni personali. Difficilmente il Partito è sembrato fare uno scatto in avanti, al contrario ha subito le novità e spesso ha condiviso posizioni contrarie alle promesse iniziali. Ai festeggiamenti del decennale, tenutosi al teatro Eliseo di Roma lo scorso 14 ottobre, mancavano Prodi e i suoi prodi, l’attuale minoranza PD, molti dei fondatori come Bersani e D’Alema, e molte personalità dell’intellighenzia di sinistra. A ulteriore dimostrazione delle continue divisioni e diverse visioni di un movimento che da sempre si propone di governare il Paese senza entusiasmare nessuno.

Nulla cambia se, lemmi lemmi, arriviamo a Tricase. Qui il Partito è stato da sempre un contenitore indistinto, nulla mai si è costruito in merito alla visione della città, nessuna discussione aveva lo scopo di nuovi coinvolgimenti ma al contrario di nuove epurazioni. La dimostrazione più lampante è nei comunicati stampa di queste ultime settimane, dove le uniche notizie sono i regolamenti di conti interni. Infatti con il primo del 3 ottobre veniva annunciato al mondo che “finalmente sono stati espulsi dal PD Enzo Fornaro, Rocco Indino, Errico Cassiano, Turco Luigi”, dopo una lunga e concitata riunione della Commissione Regionale di Garanzia della Puglia. La colpa: si erano candidati con una lista di centro-sinistra, diversa da quella del PD ufficiale. La seconda presa di posizione del 5 ottobre riguarda la candidatura del sindaco di Tiggiano, Ippazio Antonio Morciano, a segretario del PD provinciale. Fernando Dell’Abate ha fatto sapere a mezzo stampa che il PD di Tricase era vicino a Minerva di Gallipoli e non avrebbe appoggiato la candidatura di Morciano perché quest’ultimo, nelle recenti amministrative di Tricase, avrebbe dato un aiuto neanche tanto nascosto all’attuale sindaco di Tricase, Carlo Chiuri. Fra conferme e smentite si è consumata un’ulteriore divisione, tanto per rimanere in tema. Come sempre, non una divisione sulle cose da fare, sui temi del Sud Salento e dell’Italia intera (e forse anche su Trump e l’Europa), ma su rancori mai sopiti, su aspirazioni di poltrone interne, sull’afferrare al momento opportuno l’ascensore giusto che possa portare in paradiso. (Ma ora non si dovrebbe combattere contro le destre di tutto il mondo unite?) Se a livello nazionale l’emblema del dividiamoci su tutto è proprio il suo segretario Matteo Renzi, in ogni Provincia, in ogni Comune, il PD ha dato pessima prova di sé. Dieci anni da buttare, da far ripetere a ripetenti impuniti e convinti della politica fatta solo di guerriglia interna al proprio orticello.

il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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