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La mia colonna del 7 Ottobre 2017

Inaugurazione di una scuola media appena ristrutturata. Settembre 2017, primo giorno di scuola, Sindaco, insegnanti, alunni, tutti felici e contenti di avere a disposizione una struttura efficiente e sicura. Fanfare, miele e auguri. Primo giorno di pioggia, venti giorni dopo l’inaugurazione: infissi in alluminio non sigillati procuravano gravi danni, la sospensione delle lezioni, la possibilità di disfunzioni dell’impianto elettrico, fanfare finite, pernacchie e polemiche. Possiamo omettere di dire che è successo a Tricase, scuola media Alighieri: succede di continuo ovunque e comunque, dove c’è in ballo un lavoro da fare con i soldi pubblici. Inoltre sulle scuole ci sarebbe da aprire un capitolo a parte: l’edilizia scolastica degli ultimi 60 anni è la più brutta mai vista dal punto di vista architettonico e la meno efficiente in Europa per spazi e servizi.

Dal 2014 ad oggi sono crollati, implosi su sé stessi, ben 5 ponti su importanti strade italiane. In Sicilia un ponte inaugurato in pompa magna è crollato dopo appena 10 giorni. Ad ogni scossa vengono giù caserme, ospedali, scuole e anche le sedi della Protezione Civile, spesso inserite dentro strutture senza agibilità. Se piove un po’ di più ogni strada diventa un fiume, nessuno ha previsto che dove c’è un corso d’acqua naturale bisogna lasciargli un po’ di spazio. Tutta roba buona per i servizi tv, sensazionalisti e sbruffoni, su emergenze climatiche. Ogni lavoro pubblico presenta problemi di varia natura: ultimazione dei cantieri, rifiniture, manutenzioni e certificazioni. Oggi si scopre che il cemento, anche quello armato col ferro, non è eterno. Fra l’altro stanno emergendo varie irregolarità nella produzione in molti cementifici, specie al Sud. Ma nel nostro piccolo, anche nella nostra beneamata Tricase, i lavori pubblici sono straordinariamente allineati alla decadenza generale: ogni strada da asfaltare appare ormai come un’impresa titanica, complessa come un volo su Marte: dopo poche settimane dall’ultimazione dei lavori succedono puntualmente due cose, o si aprono delle voragini “naturali” o interviene un gestore qualsiasi (acqua, fogna, gas, enel) e produce un nuovo scavo, che verrà riempito alla carlona generando nuove buche, nuovi lavori e nuovi costi, in una tarantella senza fine e senza programma.

Lavori pubblici come uno scempio, e nessuno pare chiedersi perché e come porvi rimedio. Per esempio all’atto della convenzione dei lavori per le condotte del gas, quali accorgimenti furono presi in sede di capitolato: erano fissati dei limiti temporali? In che modo era previsto il ripristino del manto stradale? Era necessario rovinare le facciate anche storiche di ogni singola casa? E soprattutto: chi doveva controllare l’esatta esecuzione dei lavori?  Sempre a Tricase fu progettato il recupero delle acque reflue da utilizzare in agricoltura: un grande invaso affianco al depuratore, poi grandi scavi per buona parte delle stradine di campagna di tutto il territorio, assessori illuminati venuti da Roma, ancora fanfare, feste, interviste e declamazioni. Risultato: dopo oltre un decennio è tutto fermo, ancora tutto da iniziare, l’agricoltura che aspetta quell’acqua non c’è più, sono rimasti solo i tubi arrugginiti a fare bella mostra vicino ai muretti a secco.

La conclusione è amara ma ancora non esaustiva, non è facile capire tutti i perché, non è possibile derubricare il tutto come incapacità o corruzione o indolenza. Ci sono molte concause: Comuni che non hanno l’organico coerente con le proprie necessità; competenze suddivise su troppi enti e troppi permessi; somme sempre insufficienti in base al sistema delle gare di attribuzione lavori; assenza di un vero studio storico della tipologia del terreno su cui edificare e altre ancora su cui riflettere e trovare soluzioni. Almeno su queste opere i cittadini non sono complici: questa è una questione da risolvere integralmente fra politici, funzionari e tecnici. Noi possiamo solo osservare la decadenza, la bruttezza, l’incuria e l’ignavia. Solo che a volte la nostra osservazione è troppo benevola.

il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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