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La mia colonna del 1 Luglio 2017

E alla fine Carlo Chiuri ha stravinto. Di lui parleremo fra qualche giorno, quando ci farà capire che giunta sarà in grado di offrire alla città, al di là di retoriche e slogan elettorali. È più interessante occuparsi oggi degli stra-sconfitti. Ha perso sicuramente Antonio Coppola, che da sindaco uscente, non ha saputo creare le condizioni per dare continuità alla sua opera, iniziata nel lontano 2001 (c’era ancora la lira). Per di più, è stato parte attiva nella divisione infelice del centro-sinistra durante tutti questi anni, anche nella fase terminale del suo mandato, partecipando convintamente alla dissoluzione di un’idea di paese. Un’idea mai decollata, mai entusiasmante, sempre inficiata da scomuniche collettive, partitiche e personali. Una sconfitta basata su un super-ego politico un po’ fuori misura, cresciuto nel tempo con l’accondiscendenza di molti compagni di viaggio.

Hanno perso consiglieri e assessori uscenti, in primis Sergio Fracasso e Maria Assunta Panico, che invece di cercare una coesione almeno fra di loro, hanno generato un’ulteriore sub-divisione che nessuno ha capito e pochi hanno votato. Se davvero Coppola aveva deciso di mollare, perché non dare ampio spazio al proprio modello di continuità amministrativa, magari con forze fresche e rinnovata creatività, senza aspettare il lasciapassare dell’ex primo cittadino?

Ha perso senz’altro Fernando Dell’Abate che giunto al ballottaggio ha dimostrato di non essere in grado, forse di non avere il carisma necessario per proporsi come intermediario, interlocutore nuovo e privilegiato di tutte le forze di centro sinistra. Non ha fatto durante la campagna elettorale, pur dignitosa, quel salto di qualità che gli potesse permettere di passare da protagonista di una sola parte a leader super partes e convincente per ogni livello di elettore.

Ma ha straperso il PD, proprio il partito nella sua evoluzione, nella sua elaborazione politica. Quella parte di persone che hanno pensato di stravolgere il mondo prendendo la tessera di un partito con il quale erano in conflitto da anni, da generazioni, addirittura con il loro stesso DNA. Quel trasformismo bieco e irragionevole che gli elettori non hanno apprezzato, portando al disastro di tutta una classe politica che oggi, oltre alla riflessione, dovrebbe dedicarsi ad altro. Perché elaborare strategie elettorali così disastrose dimostra una fantasia degna di ben altre fortune. Ha perso però, bisogna dirlo, anche quella parte storica del PD, i vari Carmine Zocco, Giovanni Carità e Co. che negli ultimi anni si erano accucciati in un silenzio tombale in attesa di una resurrezione che non poteva esserci. Sono rimasti fuori da questa competizione, ma hanno dimostrato tutti i limiti attuali della vera collocazione del PD.

Insomma una sconfitta sonora, pesante, a volte ricercata. Fortemente e masochisticamente voluta dal centro-sinistra, prima aggrappato ad un solo uomo al comando e poi diviso in decine di sottoufficiali autoreferenziali e disattenti. Ora attendiamo serie analisi complessive o nuovi risvolti comici.

il Volantino

Alfredo De Giuseppe

 

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