Real time web analytics, Heat map tracking

Un 4 Novembre da ricordare

Oggi 4 Novembre 2018, a cento anni esatti dalla fine della prima guerra mondiale mi faccio delle domande. La prima è la più sostanziale: quando noi italiani, faremo la vera, definitiva abiura di ogni guerra? Quando smetteremo di inneggiare ad una vittoria inutile per analizzare con attenzione le dinamiche di quell’errore che fu l’ingresso in guerra? Quando faremo i conti con la realtà della Storia e non con le fanfare dei politici di turno? Vedendo il video della Meloni (Fratelli d’Italia) c’è da rabbrividire: per ricordare il centenario del 4 novembre enfatizza la vittoria su gli austro-ungarici (invasori) e lo paragona alla vittoria che certamente il popolo italiano conseguirà contro i nuovi nemici, concludendo con un originale “oggi come ieri annunciamo la nostra vittoria: non passa lo straniero”.

Quali i fatti da ricordare? Quale verità storica emerge dallo studio della Prima Guerra Mondiale?

  1. Dal 1882 l’Italia era alleata di Austria e Germania in virtù di un trattato denominato “Triplice alleanza”
  2. Nel luglio 1914 Vienna dichiarò guerra alla Serbia;
  3. Nell’agosto 1914 l’Italia dichiarò la sua neutralità con un consenso unanime;
  4. Dopo pochi mesi sparuti gruppi di interventisti cominciarono a paventare la piccolezza, la sminuita statura politica se la Patria non fosse entrata in guerra a difendere i confini italiani (che nessuno attaccava);
  5. All’inizio del 1915 gli interventisti alzarono sempre di più la voce: il primo ministro Sonnino iniziò un giro di incontri segreti per capire chi potesse concedere di più all’Italia. Gli storici alleati della Triplice promettevano nuovi territori e un comando su tutto l’Adriatico; Sonnino trattò le stesse condizioni con Francia e Inghilterra, siglando infine segretamente il Patto di Londra;
  6. Nel maggio 1915 denunciò la Triplice Alleanza e dichiarò guerra all’impero austro-ungarico, ma non alla Germania, con cui sperava (incredibilmente) di rimanere in buone rapporti; il Paese era spaccato a metà, ma ancora una volta vinsero le ragioni della guerra;
  7. L’Italia schierò il suo numeroso esercito, fatto di contadini inesperti lungo il corso del fiume Isonzo: lo scellerato generale Cadorna iniziò una serie di attacchi frontali che facevano conquistare poche decine di metri al costo di migliaia di vittime; ogni volta gli assalti frontali degli italiani cozzarono sanguinosamente contro le trincee austro-ungariche attestate sul bordo dell'altopiano del Carso, che sbarrava agli attaccanti la via per Gorizia e Trieste; una carneficina senza senso;
  8. La folle gestione, ma forse anche l’imperizia, della prima parte della guerra portarono nell’ottobre del 1917 alla disfatta di Caporetto quando gli austro-tedeschi avanzarono per 150 chilometri in direzione sud-ovest raggiungendo Udine in soli quattro giorni, mentre l'esercito italiano ripiegava disordinatamente con numerosi casi di disgregazione e collasso di reparti. Cadorna, venuto a sapere della caduta di Cornino il 2 novembre e di Codroipo il 4, ordinò all'intero esercito di ripiegare sul fiume Piave, dicendo testualmente: “abbiamo ripiegato per colpa dei disertori che hanno avuto paura”.
  9. La disfatta di Caporetto, oltre al crollo del fronte italiano e alla caotica ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, comportò la perdita in due settimane di 350.000 uomini fra morti, feriti, dispersi e prigionieri; altri 400.000 si sbandarono verso l'interno del Paese. L'avanzata degli austro-tedeschi fu infine bloccata sulle rive del Piave a metà novembre, dopo una dura battaglia difensiva; quel periodo fu l’apice delle esecuzioni di soldati italiani per diserzione da parte di reparti creati appositamente per frenare la fuga dall’orrore;
  10. nel frattempo, nell’aprile 1917, dopo che la Germania, aveva affondato delle navi statunitensi con i propri sottomarini, gli Stati Uniti erano entrati in guerra. Nessuno dubitava che l'impatto delle truppe statunitensi in Europa sarebbe stato potenzialmente enorme; gli Stati Uniti avrebbero addestrato circa un milione di soldati, che a poco a poco sarebbero saliti a tre milioni entro un anno. Gli USA fecero pendere la vittoria verso gli Alleati, in una guerra che viveva ormai da mesi in uno stallo mortifero; il fronte italiano ormai indebolito dalle sconfitte austro-ungariche su gli altri fronti divenne facile preda dell’esercito italiano che a Vittorio Veneto trovò poca resistenza in un esercito che dava già segno di disfacimento a causa delle crescenti tensioni politico-sociali tra le numerose nazionalità presenti nello stato asburgico, e mentre erano già in corso tentativi di negoziati per una sospensione delle ostilità;
  11. la guerra finì nell’autunno del 1918: (da Wikipedia):
    La prima guerra mondiale è stato uno dei conflitti più sanguinosi dell'umanità. Nei quattro anni e tre mesi di ostilità persero la vita circa 2 milioni di soldati tedeschi insieme a 1.110.000 austro-ungarici, 770.000 turchi e 87.500 bulgari; gli Alleati ebbero all'incirca 2 milioni di morti tra i soldati russi, 1.400.000 francesi, 1.115.000 dell'Impero britannico, 650.000 italiani, 370.000 serbi, 250.000 rumeni e 116.000 statunitensi. Considerando tutte le nazioni del mondo, si stima che durante il conflitto persero la vita poco meno di 9.722.000 soldati con oltre 21 milioni di feriti, molti dei quali rimasero più o meno gravemente segnati o menomati a vita. Migliaia di soldati soffrirono di una inedita tipologia di lesioni, studiata per la prima volta proprio nel primo dopoguerra, consistente in una serie di traumi psicologici che potevano portare a un completo collasso nervoso o mentale: designata come "trauma da bombardamento" o "nevrosi di guerra", costituì la prima teorizzazione del disturbo da stress post-traumatico. L'enorme perdita di vite umane provocò un grave contraccolpo sociale: l'ottimismo della Belle Époque fu spazzato via e i traumatizzati superstiti del conflitto andarono a formare la cosiddetta "generazione perduta". I civili non furono risparmiati: circa 950.000 morirono a causa delle operazioni militari e circa 5.893.000 persone perirono per cause collaterali, in particolare carestie e carenze di generi alimentari (condizioni sofferte in particolare dagli Imperi centrali, sottoposti al blocco navale alleato), malattie ed epidemie (particolarmente grave fu quella della cosiddetta "influenza spagnola", che mieté milioni di vittime in tutto il mondo) e inoltre per le persecuzioni razziali scatenatesi durante il conflitto”.
  12. La gestione della vittoria da parte dell’Italia fu catastrofica e dalla Conferenza di Parigi ottenne ben poco e in definitiva fu chiara l’inutilità della guerra per una manciata di territorio in più (che peraltro non sentiva di essere italiano al 100%);
  13. La retorica degli anni successivi sulla vittoria fu costruita soprattutto dal Regime fascista che sul primordiale nucleo di reduci scontenti aveva iniziato la scalata al potere;
  14. La retorica della vittoria non fu spezzata neanche dopo la seconda guerra mondiale, forse a causa della ricerca di un tratto identitario dopo le macerie del conflitto voluto dai regimi nazi-fascisti; Durante il ventennio fu denominata Anniversario della Vittoria, nel 1949 divenne Giornata di Festa delle Forze Armate Italiane; dal 2000 è diventata la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate;
  15. Chiudo con la citazione di un articolo di Sergio Lima (Fondazione Cento Passi) sul Fatto Quotidiano.it del 2 novembre 2018:
    Se il 4 novembre ha un significato è esattamente il contrario di quanto affermato dalla Meloni: a 100 anni dalla fine di quel massacro dovrebbe ricordarci altro. Dovrebbe essere un monito, terribile. Un monumento alla follia umana. Ma questo significherebbe abbandonare il terreno della propaganda, che per ironia della sorte proprio nella prima guerra mondiale diventa arma al pari di cannoni e gas tossici, e incamminarsi su un terreno più accidentato, quello della riflessione e della comprensione. Terreni ostici di questi tempi. Sulle trincee e sui luoghi delle carneficine e delle fucilazioni di massa bisognerebbe tornare, per vedere per capire. Un esercizio di memoria utile non per celebrazioni di confini ma per evitare che un domani un paese senza memoria, un mondo senza memoria, possa pensare di ripiombare in quell’orrore chiamato guerra. Sarebbe il modo giusto per celebrare il 4 novembre e, magari, chiedere scusa”.

FB - 4 Novembre 2018

Alfredo De Giuseppe

Stampa