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2019-09-10 "Settembre 2019 - Tramonto in Iran (2)" - FB

 

Il 12 marzo 2019 Sahar Khodayari voleva solo vedere una partita di calcio, tifare per la sua squadra, l’Esteghlal, allenata dall’italiano Andrea Stramaccioni. Era andata allo stadio Azadi di Teheran, travestita da uomo perché in Iran le donne non possono assistere a gare sportive di uomini, intesi come maschi. Si giocava una partita contro l’Al Ain, club degli Emirati Arabi, aveva fatto un selfie e l’aveva spedito alla sorella. Sembrava felice di quella sua bravata, del semplice gesto di un tifoso che va allo stadio per godersi lo spettacolo dei suoi eroi. All’uscita l’avevano riconosciuta e arrestata. Era stata detenuta per alcuni giorni nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita.

Poi ad inizio settembre era stata convocata in Tribunale, le avevano sequestrato il suo telefono cellulare e infine condannata a sei mesi di reclusione. A lei sembrava assurdo tutto questo, forse avrebbero potuto vietarle di avvicinarsi allo stadio, come dicevano i suoi familiari, ma sei mesi di nuovo in quell’orrenda prigione le son sembrati davvero eccessivi, fuori da ogni logica di umana convivenza. Lei che in silenzio, senza possibilità di difesa, ha dovuto assistere in tribunale alla lettura di una sentenza che semplicemente diceva: condannata per oltraggio al pudore.

Lei aveva solo ventinove anni e non voleva più vivere in un mondo che non riusciva a permetterle di vedere neanche una partita di pallone, dentro uno stadio vero, con i calciatori veri e le grida dentro le orecchia. Lei non voleva vivere chiusa nella sua casa a vedere le partite tv, amava parlare della libertà delle donne, delle loro poche pretese per essere considerate persone, semplicemente persone libere. Non poteva accettarlo: alla notizia della sua condanna, il 2 settembre, si è versato sul corpo del liquido infiammabile, ha acceso un fiammifero, si è data fuoco, estremo gesto di libertà.

Il suo corpo era ustionato, la sua pelle devastata, la sua faccia ancora esprimeva bellezza e rabbia. Dopo il suo gesto il capitano della nazionale iraniana, Masoud Shojaei, le aveva coraggiosamente espresso solidarietà condannando «il retaggio medievale che tiene le donne fuori dagli stadi e crea conseguenze drammatiche».

La notte del 10 settembre, la giovane, bella, fiera Sahar Khodayari è morta, dopo atroci sofferenze, inflittale dall’umana ignoranza, declinata quasi sempre al maschile.

In ogni caso in questi giorni il procuratore generale del Paese ha dichiarato di essere contrario al permesso per le donne di assistere alle partite, convinto che le avrebbe portate al peccato.

 

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Alfredo De Giuseppe

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