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2013-09 "Il salentino che fa impazzire la Svizzera" - Il Gallo

Diciamolo subito, Roberto Brigante è un emigrante vero. Non è andato in giro per il mondo alla ricerca della piena soddisfazione lavorativa, come molti giovani di oggi, che dopo aver studiato a Oxford con i soldi di papà hanno poi soggiornato a Londra con i soldi dei nonni e ora vivono a New York facendo le fotocopie nello studio dei legali più famosi del mondo ( e serve ancora il contributo di papà per arrivare a fine mese). Non aveva neanche la possibilità di stare sei mesi in India a respirare filosofia orientale, poi tornare e fare l’impiegato dell’ASL o l’artista alternativo. Niente di niente, terre rosse da innaffiare, qualche partita in tv e qualche ceffone.

Roberto è andato via a 16 anni da Tutino di Tricase, con la semplice motivazione di scappare dalla miseria e dalla immane fatica che iniziava la mattina prima della scuola e finiva la sera in sella alla bicicletta, tentando di vendere cicorie e finocchi. Ma proprio due chili di verdura, quelli che ci andavano dentro una malandata cassetta di legno poggiata sul parafango di una bici da donna. Ha preso il treno per la Svizzera, dove ormai agli albori degli anni ’80 non ci andava più nessuno e lì è rimasto, ha messo su famiglia e un’ aziendina di pavimenti e intonaci. La città dove vive è Thun, cantone di lingua tedesca di Berna, circa quaranta mila abitanti, sull’omonimo lago fra colline, fiumi e montagne, insomma una Svizzera esattamente come te la immagini. In questi trent’anni Roberto Brigante ha iniziato a tessere rapporti e amicizie, a vivere la vera socialità della sua città, a intraprendere nuove attività e soprattutto a coltivare la sua passione più grande, la musica. Una passione che viene da lontano, dagli zii, dal padre, dalle loro fisarmoniche, dal fratello Salvatore, dai geni che gli hanno dato una voce forte e chiara, dalle cantate collettive a squarciagola mentre si raccoglieva tabacco e pomodori.

Ora Roberto è un ragazzone (bello e simpatico, direi) che compone in svizzero e in italiano, uno che è conosciuto, intervistato da tutte le tv, che è invitato alle feste nazionali, che canta davanti al pubblico selezionato per le feste ufficiali, ma anche nelle grandi piazze, davanti ai suoi fans che crescono ogni giorno di più, con le radio che trasmettono le sue canzoni e con un CD che ha venduto un numero davvero interessante di copie.

Qualche settimana fa Roberto Brigante ha compiuto 50 anni e io ho avuto l’onore di partecipare alla sua festa, che si è tenuta a Thun, organizzata a sua insaputa dalla moglie e dai fratelli. C ‘erano i parenti, gli amici e le personalità della città: il sindaco, il giudice, il famoso chirurgo, il generale e tanti altri. La cosa più sorprendente e più divertente è stata la canzone intonata da questi concittadini svizzeri sulle note di una sua composizione, con sano e puro senso di amicizia, lì a cenare e a ridere senza alcun imbarazzo, senza barriere e distanze. Una grande festa, importante nella sua semplicità.

Roberto insegue da sempre un sogno ingenuo e al contempo ambizioso: diventare un cantautore famoso riuscendo a vivere la totalità delle passioni della sua nuova città senza rinnegare le proprie origini, operazione complessa tenendo conto di tutti i presupposti. Le sue canzoni melodiche (non segue la moda della pizzica e del dialetto) sono un mix di semplicità, nostalgia per il Salento, amore per la donna amata, osservazione della realtà circostante. Non comporrà musiche come i Pink Floyd, né testi come De André ma certamente è più sincero, più reale dei giovani che escono dai patinati talent-show di tutto il mondo. E poi ha avuto l’umiltà di sapersi circondare da un gruppo di giovani che producono, suonano e arrangiano i suoi pezzi in modo impeccabile.

Ora a Roberto manca la consacrazione in patria e sono convinto che prima o poi arriverà, basta solo crederci. E allora anche noi tutti in coro canteremo “Muchacha, muchacha”.

Il Gallo - 7 Settembre 2013

Alfredo De Giuseppe

 

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