2011-12 "Adesso dobbiamo essere realisti" - 39° Parallelo

Adesso dobbiamo essere realisti.  Noi avremmo voluto il lavoro per tutti, la pensione sempre dignitosa, i servizi sociali efficienti, la struttura fiscale snella e quella del credito vicina ai bisogni dei cittadini. Avremmo voluto, forse ci siamo andati vicini, ma adesso dobbiamo cominciare ad immaginare altre cose perché quel modello di intendere la nostra socialità è finito. Non c’è più crescita, ma quel che è più grave è che non ci può essere più crescita, dico crescita reale e non quella statistica basata a volte su cose incomprensibili. Il mondo si sta organizzando per affrontare le sue miserie, le sue difficoltà in modo globale e non c’è più spazio per il piccolo boom economico, il successo di un singolo Stato, perché si ragionerà sempre più per macro-aree e per una nuova suddivisione delle risorse e delle ricchezze. Questa è l’amara verità che i nostri politici e forse neanche i nostri tecnici ci possono dire: la festa è finita, adesso dobbiamo iniziare a pensare in modo diverso. Invece di perdere tempo e denaro sarebbe il caso di investire nel vero cambiamento, dove il PIL conta meno e l’uso condiviso dei beni e delle risorse diventa una continua ricerca.

Dopo la crisi del 2008 pensavo che davvero qualche leader mondiale trovasse il modo di dire queste cose con la dovuta grazia e saggezza e invece si è testardamente continuato a percorrere le vecchie strade creando i presupposti per una nuova bolla finanziaria, fino alla prossima e alla prossima ancora andando verso il collasso sia economico che ecologico. Possiamo ancora immaginare di planare questa nostra vita terrena su un modello più sobrio, meno sprecone e più equanime, che tenga conto delle primarie necessità di tutti. Dobbiamo cominciare a parlarne, questo è un preambolo che deve entrare prepotentemente nella discussione politica.

Ma adesso, in questo dicembre 2011 noi italiani dobbiamo essere realisti e accettare la ricetta del prof Monti e dei suoi ministri tecnici; stavamo sul baratro e stanno tentando di tirarci fuori e quando sei sul ciglio di una montagna non chiedi che tipo di corda stanno usando per salvarti ma chiedi solo di essere tirato su e in fretta. Del resto cosa potevamo aspettarci dopo anni di leghismo becero e di berlusconismo bugiardo? Non possiamo dimenticare che il nostro governo precedente ha negato ben oltre l’evidenza l’esistenza della crisi, ha di fatto abolito la lotta all’evasione lasciandone il compito al solo controllo della Guardia di Finanza e non innescando nessun meccanismo virtuoso. E come poteva essere virtuoso un Parlamento pieno di avvocati del premier, che  erano lì per impedire l’uso corretto della Giustizia, prima sul loro capo e di conseguenza su tutti i parlamentari con uno scivolamento etico da far paura. Come poteva essere virtuoso un Parlamento corrotto pieno di tangentisti, di condannati e indagati ai quali veniva continuamente offerta la garanzia d’impunità sotto la maschera della politica.

Adesso dobbiamo essere realisti: il governo Monti è l’unica strada possibile, nella contingenza e nell’esasperazione generale provocata dal fallimento precedente. L’alternativa sarebbe stata l’immediata rottura di tutti i patti sociali, la rovina dell’Euro e la conseguente immediata povertà per tutti. Queste persone, questi professori stanno tentando di dare un’immagine diversa della nostra classe dirigente, un’immagine più seria e confacente al ruolo al quale sono chiamati, stanno tentando di raddrizzare una barca già mezza affondata. Lasciamoli lavorare per qualche mese e vedremo cosa riusciranno a recuperare. Adesso i pericoli sono due, collegati fra loro. Uno che l’italiano medio dimentichi tutto in fretta e torni quanto prima a farsi imbonire da qualche piazzista corrotto (è già successo nel 1994, quando dopo tangentopoli  che doveva dare la scossa morale e politica, fu eletto il peggior prodotto di quella vecchia politica e cioè Silvio Berlusconi). Secondo, che la politica non riesca ad elaborare una visione diversa da quella attuale, che non riesca  ad ipotizzare scelte per una sempre maggiore divisione egualitaria delle ricchezze, unica scelta possibile al nostro interno dal momento che per i prossimi 40-50 anni sarà difficile trovare la strada giusta per una nuova crescita. Fra poco la vera divisione politica sarà fra chi immagina un mondo più corretto, la cui crescita può essere  solo morale/etica/ecologica/egualitaria  e chi ipotizza uno sfruttamento infinito delle risorse mondiali perpetrando diseguaglianze e guerre, pensando sempre ad una crescita economica basata sulla ricchezza di pochi. Si chiameranno ancora sinistra e destra? Non so, ma certo dovranno declinare verbi diversi, tipo sognare nel realismo.

39° Parallelo – Dicembre 2011

Alfredo De Giuseppe

 

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