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2009-10 "Noi e la libertà di stampa" - 39° Parallelo

Perché la libertà di stampa è un principio che ci riguarda tutti? Per un motivo molto semplice: è uno dei requisiti fondamentali per il nostro essere cittadini.

La libertà di pensiero e quindi di stampa è stata una conquista complessa per l’umanità, tant’è che ancora oggi in qualsiasi sistema dittatoriale la prima cosa che viene abolita è la reale possibilità di pubblicare a mezzo stampa o video le informazioni non ufficiali.

Noi in Italia abbiamo un problema che ci rende completamente anomali rispetto ai principi teorici di una buona democrazia e rispetto alla concretezza del resto d’Europa che ci guarda sempre più con piglio negativo: un problema che ha un nome e un cognome e che purtroppo per tutti noi è il nostro presidente del consiglio, il Cav. Silvio Berlusconi. Questa anomalia è nata e cresciuta nell’era craxiana, fra antenne selvagge, tangenti, fondi neri, corruzione di giudici, società off-shore e frequentazioni piduiste. A quel tempo pochi colsero l’enormità delle concessioni nazionali via etere in modo quasi esclusivo ad un’unica persona (fra questi De Mita che dimise i suoi ministri dopo l’approvazione della legge Mammì - rivedersi gli articoli del tempo per capire meglio la dinamica dell’ascesa del Cav). Pochi avevano apprezzato l’importanza del mezzo televisivo per produrre e costruire consenso politico, elettorale, economico. Da allora Berlusconi con un mezzo che va veloce, ipotizziamo che guidi una Ferrari, ha vinto molte sfide, ha superato molti concorrenti sulle 500, fino ad avere il controllo della Mondadori, di almeno un quotidiano in modo diretto e altri in modo indiretto. Infine, da quando è presidente del consiglio ha messo alcuni suoi uomini nei posti strategici della RAI, controllando di fatto anche il servizio pubblico.  Lo strapotere mediatico che lo ha fatto vincere è diventato ora un mostro incontrollabile, fino a diventare un vero, reale e imminente pericolo per la libertà.

Uomini che manipolano in modo costante e professionale (a volte in modo impeccabile) la realtà pur di mantenere il privilegio assoluto, politici che sono suoi avvocati difensori, intellettuali che hanno perso ogni senso del pudore, escort, veline, ministre avviluppate in unico grande gioco televisivo con punte da reality di quinto livello. Questo lo scenario sconfortante per chi vorrebbe invece un’Italia basata sulla civile convivenza, tesa in modo unitario alla soluzione dei problemi nuovi e antichi.

Il Lodo Mondatori, con la sentenza civile di questi giorni che condanna la Fininvest di Berlusconi al pagamento di ben 750 milioni di euro al gruppo che fa capo a De Benedetti, è un paradigma perfetto dell’azione mediatica/politica di questi anni. Berlusconi per tramite di Cesare Previti, condannato in sede penale, compra da due giudici romani una sentenza per far decadere l’accordo fra De Benedetti e la famiglia proprietaria della Mondatori. Berlusconi ne diventa il principale azionista. Dopo la sentenza penale la conseguente e corretta sentenza civile. A parte tutte le considerazioni morali (e ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia), oggi Berlusconi sfruttando quello stesso potere mediatico che gli fu regalato anche attraverso queste sentenze, afferma che si tratta di un complotto politico, ordito da giudici, giornali e organizzazioni varie di sinistra. Il mostro mediatico si mette in moto, confonde le acque dicendo le mezze verità (Previti corrompe ma non viene mai nominato il mandante), spacca l’Italia, non fa più riconoscere gli onesti dai disonesti, decapita tutte le garanzie intermedie al suo stesso strapotere, addomestica gli animi con notiziari ad hoc e trasmissioni zuccherose.

Libertà di stampa per noi del Sud è doppiamente importante, prima come cittadini del mondo che devono comprendere, educare e formarsi delle idee. Poi come cittadini del Sud, di queste regioni colluse con le mafie, governate a colpi di populismo e propaganda, forti di un clientelismo secolare, di un nepotismo incrollabile, di una disinformazione mascherata di belle canzoni. Noi abbiamo bisogno della libertà di stampa, per esprimerci, per denunciare, per crescere. Per essere cittadini e non sudditi. Chi minimizza la questione non ha capito niente, sempre fino a ricredersi alla prossima catastrofe sociale, sempre in agguato, sempre vicina.

39° Parallelo – Ottobre 2009

Alfredo De Giuseppe

 

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