2008-05 "Lucugnano: un isolamento ormai incomprensibile" - lucugnano.it

Breve riflessione su frazioni e dintorni di Alfredo De Giuseppe, candidato sindaco con due liste civiche alle recenti elezioni amministrative.

 

Lucugnano che chiede maggiori attenzioni, che vuole crescere, che non vuole essere un quartiere dormitorio. Queste le richieste di fondo che sono venute dalla campagna elettorale. E’ la solita cosa, chiesta e promessa decina di volte. Io nel mio piccolo ho cercato di ribaltare questo schema, portando la questione-frazioni nella centralità di un progetto globale che per semplificazione definivo nei comizi piano regolatore. Solo avendo chiaro un progetto che coinvolga l’intera comunità si esce dall’isolamento, si rafforza una logica di sviluppo.

Ho notato invece che a Lucugnano, così come a Depressa, sono passate le solite logiche di super campanilismo. Ho sentito candidati che si lamentavano che nelle frazioni avevano preso troppi voti i forestieri, intendendo quelli di Tricase, non quelli residenti a Malibù. Ho sentito in fase di preparazione delle liste esporre logiche che niente avevano a che fare con i problemi, le soluzioni e le eventuali competenze dei candidati: solo la quantità di parenti decisi a tutto, di andare a perorare la causa in ogni dove, soprattutto in ogni casa.

Tutto questo avrà una sua spiegazione -ho pensato- e quella sto cercando. Ci saranno senz’altro delle ragioni antropologiche, delle paure ataviche che spingono una piccola frazione a sentirsi sempre corpo estraneo rispetto al proprio Comune. Le cercai queste ragioni già trent’anni fa, quando giovane e improvvisato cronista del mensile “Nuove Opinioni” andai a Lucugnano con l’atteggiamento di chi prende il treno e va in una regione lontana ad osservare e descrivere usi e costumi. Un reportage all’inglese con informazioni utili e un po’ di humour. Mi fermai nei bar e parlai con i figuli, parlai dell’aria particolare che invitava i sacerdoti a lasciare l’abito talare e infine dovetti richiamare anche la memoria di Comi. Me ne uscii convinto che la loro richiesta di qualche decennio precedente di far parte del comune di Alessano avesse un senso: erano sulla stessa strada retta che porta a Leuca, e non amavano il mare aperto. Cercai di capire ma scrissi infine un articoletto divertente ma non entusiasmante: non avevo capito.

L’occasione della recente campagna elettorale mi ha fatto di nuovo riflettere su questa specificità delle frazioni di Tricase e sinceramente sono rimasto molto deluso: in un momento in cui i ragazzi si muovono con estrema facilità, che i giovani si fidanzano attraverso internet, il lavoro non ha più una sede stabile, pensavo che fosse più facile far partecipi i cittadini di Lucugnano alle problematiche globali del nostro Comune. Invece siamo ancora all’anno zero. C’è ancora il diffuso autoconvincimento che le frazioni siano un’altra cosa, che gli abitanti siano degli emarginati, invece le persone vedono gli stessi (stupidi) programmi televisivi, ascoltano le stesse canzoni e amano le stesse cose. I giovani, i giovani, i giovani… vanno ai pub alla moda, copiano il look dei fenomeni televisivi, da “Amici” a “Grande Fratello”, amano le moto e gli happy hours. I politici di Lucugnano sono convinti che un politico idoneo debba essere nato, vissuto e residente nella frazione: eppure hanno avuto il Sindaco Coppola, che recentemente ha smentito questo teorema. Costruire una vera specificità non interessa a nessuno, né ai giovani né ai politici né agli educatori, piuttosto si pensa a come avere il tutto consumistico all’interno di una piccola comunità. Con queste premesse è stato difficile iniziare un vero confronto: abbiamo tentato all’interno della Biblioteca Comi e sono venute circa dieci persone, abbiamo tentato di usare pubblicamente un linguaggio nuovo e diretto e siamo stati osservati come animali rari e comunque inidonei alle loro esigenze.

Ci sono da prendere alcune direzioni per salvarci, tutti insieme, Tricase e Lucugnano, il Sud e Depressa: immaginare cose belle e uniche, tipo una scuola per incrementare l’arte della creta e poi sistemi integrati per  essere collegati al mondo, in una modalità che sia virtuale ma anche concreto. E quindi trasporti pubblici costanti e intelligenti che ci colleghino in modo nuovo con il resto del paese, uscendo fuori dalla schiavitù dell’auto; e poi eventi culturali da supportare con forza collettiva, dove l’ospite sente l’autenticità e la profondità della proposta. Chi l’ha detto che gli eventi importanti debbano essere fatti tutti in Piazza Pisanelli e non in quelle delle frazioni? Chi ha detto che un ufficio importante (una biblioteca, una mediateca o i servizi sociali) non possa essere trasferito permanentemente in periferia? E poi io non dimentico i gnommarreddi alla Iolanda, oggi come trent’anni fa.

Lucugnano.it - Maggio 2008

Alfredo De Giuseppe

 

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