2008-01 "Perché non posso fare il candidato sindaco" - Il Gallo

Parlo della mia eventuale candidatura a sindaco di Tricase, cercando di non venir meno a quelle regole di trasparenza e verità (seppur brutali) che mi sono dato nell’affrontare il confronto politico. Chiarisco che io ritengo di avere sempre fatto politica, con i miei scritti, con le partecipazioni storiche ai vari movimenti e associazioni, dal 1976 ad oggi, che avessero a cuore un reale progresso della situazione di Tricase. Insomma, pur facendo l’imprenditore, ho sempre cercato di dare il mio attivo contributo alle questioni politiche/sociali del momento, contraddicendo tanti luoghi comuni sul ruolo della libera impresa. Inoltre questa passione mi ha portato a cercare il confronto sulle pagine di tutti i giornali locali, grazie alle quali ho pubblicato anche alcuni libri.

Nel giugno 2007, all’indomani della caduta della giunta Coppola, con alcuni amici ho pensato che fosse giunto il momento di tentare di svegliare le migliori intelligenze/coscienze di Tricase per far ripartire l’intero paese, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello civico/emotivo. Abbiamo fondato un nuovo movimento, anche analizzando la situazione dei partiti locali, spaccati al loro interno e guidati da gruppi ormai consolidati e apertamente in contrasto fra di loro. Abbiamo tentato in tutti modi possibili, dalle assemblee al blog, da incontri con associazioni a articoli sulla stampa, di rendere visibile questo progetto, questa energica volontà di cambiamento. Abbiamo avuto incontri con partiti o pezzi di essi e abbiamo avuto la desolante conferma della difficoltà progettuale. Abbiamo constatato soprattutto la difficoltà di andare a toccare un animale morente, la società civile di Tricase: pochi intellettuali disposti ad uscire dal loro guscio, pochi uomini e donne disponibili  a concedere un po’ del loro prezioso tempo alla loro città (e quindi di nuovo a loro stessi e ai loro figli). Quelli che si concedono il lusso di apparire in pubblico sono quasi sempre portatori d’acqua di altri interessi nascosti e silenziosi. Nasce ad esempio un’associazione strana fatta di ex craxiani e nuovi veltroniani, presenta un progetto di città all’interno di un’assemblea pubblica e nessuno capisce cosa vuole e infine si dichiara una costola del PD in attesa di capire come muoversi, cioè dove meglio infilarsi per meglio godere.

Non nascondo che c’è stato un momento in cui ho pensato di candidarmi a sindaco, come portatore di un Tricase nuova, fresca, fantasiosa e anche logica. Tanta gente comune mi ferma e mi garantisce un suo appoggio incondizionato, ma so bene che quella simpatia cadrà al primo parente da votare, al primo venticello predicato dal proprio medico curante o dall’impiegato statale che una volta ti ha scritto la domanda per la pensione. Ma quel tentativo, intellettuale prima che elettorale, è fallito dietro la logica dei partitini, spesso uninominali, che non ragionano in grande o per macro inquadrature ma per piccoli particolarismi, magari con l’aggancio giusto a livello provinciale o regionale. Mi sono illuso che si potesse davvero cambiare partendo da quel senso di nausea che ci aveva dato l’ultima esperienza amministrativa e anche lo sfacelo della classe politica italiana nel suo complesso e invece ho toccato con mano quanto siano radicati in questo paese comportamenti acefali e soprattutto apatici.

Insomma miei cari amici, pochi veri amici che tanto mi avete sostenuto in questi mesi, non c’è modo di candidarsi a guidare in un altro modo questa città. Da un lato i cittadini onesti sono a casa a vedersi la Tv, dall’altro i partiti non ci vogliono, pena il loro reale ridimensionamento, da un lato una società ancora troppo obesa per pensare davvero agli altri e dall’altra i gestori della cosa pubblica arroccati nei loro benefici.

In queste condizioni è evidente che basta un santone, un guru, un grande saggio (c’è sempre un grande e vecchio saggio nelle nostre vicende politiche) che suggerisca un nome di un qualunque commercialista che è stato sempre a casa sua, che non ha mai rotto le scatole e a nessuno, e diventa il miglior candidato sindaco. Uno qualunque purché vinca e non governi, purché tenga ben alto il nome dei partiti (destra o sinistra non ha più importanza), purché non si paventi un antipolitico, uno che non mangia grazie ai politici, che non deve chiedere ogni giorno un favore ai politici, uno che si è ritagliato anche il tempo di pensare.

Ma ve lo immaginate uno come me candidato sindaco? Ma non scherziamo ragazzi!! Meglio tentare di osservare, descrivere, scrivere, leggere, ridere.

Il Gallo – 29 Gennaio 2008

Alfredo De Giuseppe

 

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