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1981-11 "Cesare Lia: mi votano perché esprimo delle idee: Viaggio nelle DC tricasine" - Nuove Opinioni, cofirmatario Roberto Blandolino

Chi volesse esplorare il pianeta DC di Tricase, dovrebbe prima o poi passare anche attraverso Cesare Lia. È l’uomo che maggiormente si è fatto sentire in questi ultimi anni, prima con il suo repentino ingresso nella vita politica tricasina, poi con la sua grandiosa campagna pubblicitaria per le Regionali dell’80, e infine con le clamorose dichiarazioni di insufficienza politica verso la giunta, che lo portarono alle dimissioni da Assessore. Un personaggio contraddittorio forse, ma che è utilissimo per capire meglio cosa succede all’interno di questo partito che sembra inossidabile e che anzi a Tricase ha trovato il modo per rendere perpetua la sua presenza. Troviamo Lia seduto alla scrivania, ha un’aria indaffarata, da poche ore è tornato da Roma, dove presumibilmente si è incontrato con Colombo.
“ Le elezioni anticipate sono vicine”. I suoi capelli cortissimi, brizzolati e ricci, ed il fisico da giocatore di baseball americano rendono la figura dinamica e pronta. Subito però, ai primi interrogativi, si scopre riflessivo e prudente. Le dichiarazioni sono amichevoli ma non mancano i riferimenti polemici che a volte assumono toni di accusa, appena velati da difficili esercitazioni verbali.
Lia si inserisce nella vita politica democristiana in un momento in cui essa non riesce ad incarnare tutte le sue tendenze e le sue aspirazioni in una sola persona. Vittorio Serrano, pur riuscendo ad occupare posti chiave all’interno del partito, a spese di vecchi esponenti, non riesce a coagulare intorno a sé tutte le tensioni esistenti. È un buon momento per Lia che lo coglie entrando in competizione col segretario sezionale ed acquisendo subito credito nel partito. Così ricorda quell’affermazione elettorale del ’78:
con me i tricasini hanno trovato il modo di votare senza legarsi ai vecchi schemi del potere (…) perché non avevo potere reale, non determinavo assunzioni, mi votano perché esprimo delle idee, ho una visione più globale della politica”.
concetto questo della “globalità politica” che non viene a sufficienza puntualizzato, aleggiando per tutta la durata della conversazione, definito solo da sprazzi di un ipotizzato “sviluppo economico legato alla posizione geografica del paese ed alla laboriosità dei suoi abitanti. Tricase doveva e deve decollare, ma non c’è mai stata una politica di programmazione e la volontà di procedere secondo un filone obiettivo”.
Una volta eletto e partecipato, con buona pace di tutti, alla spartizione delle poltrone, si accorge, da buon osservatore, che l’Amministrazione non gode di buona considerazione, e pur continuando a partecipare alla gestione della cosa pubblica, comincia col prenderne le distanze… “Volevo e voglio un’Amministrazione più efficiente, più adeguata ai tempi”.
Nel frattempo è candidato alla Regione, conduce una campagna di stile americano, il suo quartier generale si riempie di giovani disoccupati ai quali non sappiamo quali illusioni sia riuscito a trasmettere, ma ora è categorico: “io non prometto mai niente a nessuno, sono contrario ai posti statali, sono a favore di uno sviluppo privato”. Niente posti da Lia, insomma!  L’affermazione elettorale arriva: è il primo dei non eletti con quasi 23.000 preferenze. Subito dopo le accuse più pesanti all’Amministrazione comunale, seguite dalle proprie dimissioni da assessore al Bilancio; è il periodo più scuro della sua carriera politica. Molti vedono nel suo atto formale la richiesta di un più adeguato riconoscimento del suo peso politico, forse si cerca di barattare le dimissioni con qualche poltrona, ma il gioco non è quello previsto dal nostro.
“All’origine delle mie dimissioni vi era il cattivo funzionamento delle commissioni”. Così giustifica quell’atto che per giorni aveva fatto vacillare la Giunta. La corrente maggioritaria del partito (Quarta-Andreotti) gli deve dei ringraziamenti per tutto ciò che non ha reso pubblico a quel Consiglio Comunale del 25.05.81, e per tutto ciò che continua a non fare pur avendone la possibilità.
- Avresti in qualche momento potuto far cadere la Giunta di Tricase?
- Sempre
- Come?
- Sempre
-
le cose sono cambiate dopo le tue dimissioni?
- quelle non cambiano mai
La Democrazia Cristiana, abituata a tollerare da sempre l’opposizione delle sinistre, si è trovata, per un certo periodo, a fronteggiarla in casa propria, senza nemmeno riuscire a stabilire con esattezza quali fossero gli scopi reali che si prefiggeva. In verità possiamo fare solo illazioni sugli sviluppi futuri della situazione. Oggi ci accontentiamo di constatare che certe nostre accuse di clientelismo rivolte alla Giunta da questo giornale sono suffragate da identiche posizioni esistenti all’interno della DC. Lia è molto diplomatico ma nulla ci impedisce di leggere tra le righe i riferimenti mancanti. “Quando bisogna fare delle assunzioni o meglio dotare un ufficio dei dipendenti necessari, si può organizzare il tutto in 24 ore se non si tiene conto delle posizioni dei singoli partecipanti e si assume secondo un principio (di legge ndr). Ci vogliono invece 24 mesi se si considera che bisogna sistemare questo o quell’altro, e devi cercare il modo di strumentalizzare il metodo di assunzione per favorire il singolo partecipante”.
Ancora quando riprende la sua proposta di meccanizzazione degli uffici: “la meccanizzazione rappresenta la possibilità di sfuggire a qualsiasi azione di potere che possa arbitrariamente fare un amministratore o un impiegato”.
Ma in questa serie di cose non tutti gli appartenenti alla corrente di Quarta vengono trattati allo stesso modo: “per esempio De Benedetto pur essendo dell’opposta fazione, non si può dire che abbia la stessa visione politica degli altri amici”.
De Benedetto, divenuto segretario della sezione centro, sembra ultimamente rinato. Ha approfondito i discorsi con Lia ed insieme hanno contribuito al recente accordo a livello provinciale che vede le correnti unite in un programma che “ rimane molto vago e che ancora non è fondato su delle basi solide”. In questo accordo “io sono pronto a fare la minoranza di opposizione” perché non si può stabilire se “Quarta non abbia voluto amministrare il partito con una maggioranza risicata (da solo possiede il 45% dei voti)”, o se questa sua posizione sia effettivamente una ricerca di dialogo e di partecipazione. Ma sono del resto sicuro che non avrò mai da Quarta delel concessioni superiori al mio peso in percentuale”.
Sul piano locale il recente accordo lo vede schierato su posizioni scettiche: “a Tricase finché ci sarà la volontà di procedere come si è fatto finora, mi troveranno sempre contro”. Un’affermazione di principio alla quale sarebbe più facile credere se oltre al coraggio di dissociarsi ci sarà pure quello di rinunciare con prove. “Ricordatevi comunque che sono sempre un democratico cristiano”.  
- De Benedetto nelle vesti di prossimo Sindaco, come lo vede? Rimane sorpreso, si distende, corruga la fronte e con sicurezza dice:
-Non lo vedo proprio!
- Quarta come senatore?
- Lo vedo meglio nella posizione che occupa attualmente, anche se non abbiamo ricavato grandi vantaggi nell’avere un leccese presidente di un tale organo.
E precedentemente aveva affermato: “io da tempo sto cercando di farmi carico di proposte nuove che nella Regione sono molto mortificate, regione che vive sua politica clientelare e di potere
- Lia prossimo Sindaco, allora?
- No, non ci penso. Sono sempre considerato un forestiero e poi per fare il Sindaco bisogna saper prendere in giro la gente e io non lo so fare. Il sindaco dovrebbe essere uno come mio fratello, che sappia essere utile al proprio paese anche se non nego che anche lui abbia dei lati negativi.
- Il democratico più simpatico…
- (…) Enzo Cazzato, perché quando lo sfotto si arrabbia e diventa simpatico.
-
Se dovessi il sindaco tra le sinistre…
- Antonio Elia
Inizia così il viaggio all’interno dello strapotere democristiano

 

"Nuove Opinioni" – 7 Novembre  1981

Alfredo De Giuseppe
Roberto Blandolino

 

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